Secondo i promotori, il disegno di legge regionale “Allontanamento Zero” intende azzerare gli allontanamenti dei minori dalle loro famiglie se queste si trovano in condizioni di disagio sociale e/o economico. anteponendo a tutto la tutela dei bambini e del loro interesse a crescere nell’ambito della propria famiglia, rimuovendo ogni ostacolo di natura economica, sociale e psicologica. A questo scopo l’intenzione è di rendere più stringenti le procedure da seguire per allontanare un bambino dalla famiglia d’origine, una via perseguibile solo dopo aver attuato un “Progetto educativo famigliare” per consentire la crescita armonica del minore in famiglia, senza che le sole condizioni di indigenza dei genitori possano portare all’allontanamento. In teoria un bell’obiettivo, ma molti docenti e operatori del settore sembrano nutrire al proposito più di un dubbio, espresso in una lettera pubblicata anche su change.org per contestare le tesi fondanti del disegno di legge secondo cui, risultando i dati del Piemonte sopra la media nazionale, il 60% degli allontanamenti potrebbero essere superati lavorando con le famiglie d’origine e aiutandole economicamente con un contributo almeno pari a quello dato alle famiglie affidatarie o ai presidi e destinando il denaro utilizzato per l’allontanamento dei minori dalle famiglie di origine nella prevenzione.

“Parlare di “Allontanamento ZERO” – sostiene il comitato dei docenti – significa in primo luogo centrare l’attenzione sugli aspetti di temporaneo distacco dei bambini dalle loro famiglie, ignorando però l’aspetto positivo e protettivo di un’accoglienza in un contesto familiare attento al minore. Significa dunque ingenerare sfiducia e sospetto nei confronti degli operatori (assistenti sociali, psicologi, neuropsichiatri, educatori) che si propongono di tutelare il minore e di difenderne i diritti e nei confronti delle famiglie accoglienti. Significa dunque togliere uno dei presupposti fondamentali dell’affidamento (specie quello consensuale): la fiducia“. La semplice valutazione statistica degli affidamenti, infatti, non terrebbe conto infatti dei dati internazionali (in Francia, Germania e Inghilterra gli affidamenti sono significativamente più numerosi che in Italia), né della possibilità che il dato piemontese derivi da una maggior capacità di intercettare i casi di difficoltà. Il Rapporto nazionale su “Bambini e adolescenti in accoglienza in Italia” evidenzia inoltre come solo un caso di affido su cinque vada ascritto a “situazioni caratterizzate da “trascuranza materiale ed affettiva” e altri problemi residuali […] in parte superabili con un lavoro più attento sulla famiglia d’origine, spesso però con tempi necessariamente medio-lunghi” (ad esempio nel caso di genitori con dipendenza da droghe o alcool). Sembra perciò complicato ridurre del 60% gli affidi intervenendo solo con azioni di supporto economico, tenendo anche presente che non sempre i minori “trascurati” provengono da famiglie indigenti.

Secondo gli estensori della lettera la proposta di legge “ha prioritariamente un intento propagandistico” poiché si limiterebbe a spostare risorse da un capitolo di bilancio all’altro. Inoltre destinando almeno il 40% delle risorse per prevenire l’allontanamento dalle famiglie (come prevede il disegno di legge), “in un periodo di obiettiva ristrettezza delle risorse”, il rischio è che risulti “impossibile garantire in modo omogeneo sul territorio regionale i livelli essenziali di prestazioni concernenti diritti civili (art. 117 Cost.), per esempio il necessario sostegno ai minori “fuori famiglia” e il sostegno alle famiglie di origine durante l’allontanamento dei loro figli per poterli in tempi brevi riaccogliere nel loro nucleo”. Causando così “un peggioramento degli interventi a tutela dei minorenni e delle loro famiglie”.