Effetto collaterale della campagna vaccinale: il personale sanitario sceglie di vaccinare anziché dedicarsi ai prelievi di sangue nelle sedi delle associazioni di donatori. E il settore ne paga le conseguenze.

 

Le vaccinazioni sono meglio retribuite rispetto alla raccolta sangue

«Ho interrogato l’Assessore regionale alla sanità per capire se l’Amministrazione regionale abbia provveduto a individuare soluzioni adeguate e definitive per fare fronte alle carenze di personale sanitario per le associazioni di donatori del sangue. L’emergenza sanitaria causata dalle ondate della pandemia da Covid-19 e, successivamente, l’attività vaccinale, meglio retribuita e prestata in sedi fisse, hanno, infatti, sottratto medici e infermieri alla raccolta e alla trasfusione di sangue, problema denunciato, anche recentemente, dalle Associazioni dei volontari e donatori del sangue. Inoltre, dal momento che l’attività di raccolta del sangue è incompatibile con la specializzazione, la maggior parte dei medici che lasciano il prelievo, lo fanno proprio per dedicarsi a questa attività» spiega il Consigliere regionale del Partito Democratico Mauro Salizzoni, illustrando, in Aula, un’interrogazione a risposta immediata.

 

Impossibile garantire il prelievo

«In Piemonte – prosegue il Consigliere Pd – il Centro regionale Sangue ha istituito da mesi un Tavolo di lavoro su questi temi, ma al momento non se ne conoscono gli esiti. La situazione allarmante della riduzione di sacche di sangue, a fronte di una crescente richiesta su tutto il territorio regionale, purtroppo non si può risolvere con un appello alle donazioni perché, nelle condizioni attuali, sarebbe impossibile garantire il prelievo e sforzi e generosità verrebbero vanificati dall’impossibilità di procedere alla raccolta».

 

Un progetto pilota per risolvere il problema

«Nella sua risposta l’Assessore Icardi ha condiviso la mia preoccupazione per la carenza del personale dedicato a raccolta e trasfusione di sangue e ha annunciato che è partito proprio nel mese di febbraio un progetto pilota predisposto dalle Strutture regionali di coordinamento per le attività trasfusionali con il coinvolgimento di tutte le ASL contenente un’analisi delle cause di questa situazione e la formulazione di proposte di soluzione. Penso che questo possa essere un punto di partenza e auspico che possa servire a risolvere almeno in parte questo grave problema. Seguirò con attenzione e cercherò di approfondire quanto emergerà dal progetto» conclude Salizzoni.