La consigliera regionale Monica Canalis (Pd) non è nuova a sollevare l’attenzione sulla situazione delle RSA, in crisi per via della diminuzione di posti occupati a causa del Covid.

«Nelle 516 RSA del Piemonte – attacca Canalis – su 29.964 posti letto autorizzati, al primo febbraio c’erano 7.904 posti vuoti. Il 26% dei posti autorizzati è pertanto vuoto. Questo nonostante i progressi fatti sulle vaccinazioni, che rendono più semplici gli inserimenti». Il dato è contenuto in un file excel inviato all’Osservatorio sulle Rsa che – riprende la consigliera del Partito Democratico – «la Giunta Regionale ha ritenuto di non condividerlo con le forze politiche» e « di cui la IV Commissione consiliare regionale era tenuta all’oscuro nonostante le numerose richieste fatte in questi mesi dai gruppi di minoranza».

Sempre Canalis conclude poi con immutata veemenza: «Si tratta di un fatto gravissimo, che mette in luce la colpevole reticenza della Giunta Cirio, al limite dell’omertà, e rende evidente che le Rsa sono sull’orlo del collasso. Da mesi ripetiamo che senza nuovi inserimenti le strutture saranno costrette a chiudere. I ristori approvati il 20 gennaio dalla maggioranza sono, infatti, un debole palliativo se le strutture non riprendono a lavorare a pieno regime. Perché le ASL piemontesi non stanno attivando nuovi inserimenti in convenzione? Perché l’assessore Icardi continua a non pubblicare i dati sui convenzionamenti effettuati nel 2020? I 19,5 milioni di euro approvati come ristoro sull’esercizio 2020, sono ben poca cosa rispetto agli effettivi risparmi. I mancati inserimenti, in convenzione e non, sono un grave danno per le decine di migliaia di famiglie piemontesi in lista d’attesa (sono più di 30.000) e la Giunta Cirio non può utilizzare l’ingente risparmio del 2020 per finalità diverse dall’abbattimento delle liste d’attesa o dalla messa in sicurezza delle strutture che devono accogliere gli anziani, soprattutto in una Regione con un quarto della popolazione sopra i 65 anni. Così facendo non vengono alleviate le fatiche delle famiglie e non sono rispettate le norme che regolano la materia. E’ inaccettabile che la Regione risparmi sulle persone più fragili e non soccorra sufficientemente il sistema di cura».