«L’assistenza alle persone non autosufficienti è un tema prioritario in una Regione con un quarto della popolazione sopra i 65 anni e in una città come Torino, dove le persone anziane o disabili, in alcuni quartieri, superano il 25% del totale». Partendo da questa premessa la consigliera regionale Monica Canalis ha bacchettato la maggioranza commentando la risposta ricevuta al Question Time del 13 ottobre a Palazzo Lascaris: «Dal 1° luglio al 9 ottobre 2020, l’ASL Città di Torino ha attivato soltanto 14 nuovi progetti di assistenza domiciliare, a fronte di ben 561 persone che hanno ricevuto una valutazione di non autosufficienza dall’UVG. Tra queste 156 hanno ricevuto criteri di priorità per la particolare gravità». Non bastasse questo, «la Regione Piemonte in questi mesi di pandemia non ha sostituito i posti in convenzione rimasti vuoti nelle Rsa, ma ora sta anche bloccando i nuovi progetti di assistenza domiciliare. Così le famiglie rischiano di scoppiare».

Il timore paventato da Canalis è «che questa Giunta regionale a trazione leghista stia approfittando del periodo di gestazione del nuovo Piano Regionale per la non autosufficienza per ridurre il numero di persone assistite a Torino città, e demolire così il modello torinese costruito negli ultimi 20 anni», mentre «le buone pratiche dovrebbero venire estese agli altri territori, anziché essere penalizzate.
A rimetterci sono le centinaia di torinesi non autosufficienti rimasti senza assistenza. Icardi e Caucino non sono di Torino, ma Torino rappresenta un quinto del Piemonte e meriterebbe più attenzione».