«Entro fine anno potrebbe chiudere un terzo dei 30mila posti letto autorizzati nelle Rsa del Piemonte, a causa della carenza di infermieri e della lentezza dei nuovi inserimenti in convenzione» lancia l’allarme la consigliera regionale del Pd, Monica Canalis, che al riguardoa ha presentato in Consiglio regionale un Question Time per capire quali misure la Giunta Cirio stia mettendo in campo. Senza ottenere soddisfazione dalla risposta fornita dall’assessore Icardi: «Il numero di infermieri contrattualizzati dalle ASL e “distaccati” nelle RSA è troppo esiguo per far fronte ai bisogni, senza dimenticare che le procedure burocratiche per realizzare questo distacco sono eccessivamente complicate. Mancano infermieri anche nel settore pubblico e quindi la soluzione non può essere quella di tamponare ora qua ora là, togliendo da una parte e mettendo dall’altra. Così facendo si lasciano comunque scoperti troppi ambiti».

La carenza di personale, in particolare infermieristico, per il Sistema Sanitario Regionale è ormai problema di lungo corso – ogni anno in Piemonte completano la propria formazione circa 600 infermieri, che bastano a mala pena per il naturale turnover dei pensionamenti – accentuato dal fatto che «nel corso della pandemia molti infermieri hanno lasciato le Rsa per aderire ai bandi a tempo determinato delle ASL, che offrono condizioni retributive e contrattuali più vantaggiose».

«Se la Giunta vuole evitare il tracollo del sistema socio sanitario – prosegue Canalis -, con la chiusura di centinaia delle Rsa più piccole e la conseguente ospedalizzazione inappropriata dei loro ospiti, non può limitarsi a distaccare personale dal pubblico al privato. Poter disporre di un numero soddisfacente di lavoratori è poi necessario anche per evitare ogni forma di contenzione. Occorre avviare una ricerca di infermieri negli altri Paesi europei, facilitando le procedure di conversione e riconoscimento dei titoli di studio per verificarne l’equipollenza con quelli italiani, e soprattutto prendere in considerazione l’abolizione del numero chiuso o l’estensione del numero di posti nei corsi di formazione per infermieri. Va, invece, del tutto escluso l’impiego di personale non qualificato in deroga, come ventilato pochi giorni fa dall’assessore Icardi a mezzo stampa. Le Rsa sono enti privati, ma essendo autorizzati ad operare dalle ASL ed essendo spesso in convenzione, devono essere considerate a tutti gli effetti concessionari di pubblico servizio, finanziati dal Fondo Sanitario Regionale. Significa che la Giunta Cirio non può assistere passivamente alla scomparsa dei servizi sul territorio, ma deve garantirne la sopravvivenza, adoperandosi per uscire dalla paralisi dei nuovi convenzionamenti e dalla penuria di infermieri. È  un dovere nei confronti dei numerosi anziani, spesso non autosufficienti, della nostra Regione, delle loro famiglie e anche delle migliaia di lavoratori che nelle Rsa sono impiegati».

Monica Canalis, consigliere regionale Pd

La combattiva consigliera conclude poi: «Bisogna al più presto abbattere la lista d’attesa di 7.200 persone che hanno richiesto un progetto residenziale in Rsa (dato del 9 febbraio 2021, che esclude le ulteriori 2.240 richieste di valutazione UVG non ancora concluse) e per farlo occorre attivare i convenzionamenti, non proseguire nel risparmio messo in atto nel 2020 (solo 238 milioni spesi per convenzionamenti, a fronte dei 249 del 2019) e reclutare nuovi infermieri. Solo così si garantirà la sopravvivenza delle Rsa e si potrà impostare un serio piano di riforma di queste strutture, adeguando i parametri assistenziali sanitari e socio-sanitari e aggiornando il modello di cura. Non è tuttavia possibile alcuna azione di riforma in assenza di condizioni soddisfacenti della forza lavoro».