«Lo scorso 19 marzo il Presidente Cirio annunciava con enfasi che entro il 15 aprile tutti gli over 80 del Piemonte avrebbero ricevuto la prima dose», ricorda la consigliera regionale Pd, Monica Canalis. Che sottolinea però come «al 13 aprile mancavano ancora 32.100 persone all’appello, sui 329.277 over 80 che avevano espresso la preadesione». Un «ritardo imperdonabile» considerate le fragili condizioni di queste persone per cui «il vaccino è questione di vita o di morte, e che ogni giorno può essere prezioso per evitare il contagio».

Monica Canalis, consigliere regionale Pd

A destare ulteriori recriminazioni il fatto «che le Asl in cui ci sono più ottantenni “scoperti”, sono proprio quelle in cui non è ancora stato siglato un accordo di collaborazione con le associazioni Auser, Anteas e Ada, che sin dal 5 febbraio hanno manifestato la disponibilità, a titolo di volontariato, per supportare il personale sanitario nelle attività di trasporto e assistenza». Visto poi che molti over 80 non possono essere trasportati, «il servizio di autovetture e trasporto offerto da queste realtà del Terzo Settore ci pare particolarmente importante, ad esempio per i 17.747 over 80 della Città di Torino o per i 4.888 dell’Asl TO3 che non hanno ancora ricevuto la prima dose». Ma «gli assessori Icardi e Caucino non hanno mai formalizzato una collaborazione di respiro regionale con questi enti. A ciò si aggiungono i ritardi sul fronte delle vaccinazioni agli estremamente vulnerabili (persone disabili o con gravi patologie), iniziate il 16 marzo: al 13 aprile, infatti, su 158.220 vulnerabili che hanno aderito, ne erano stati vaccinati solo 38.873».

Mauro Salizzoni, vicepresidente del Consiglio Regionale

«Cirio e Icardi devono dare una rapida risposta alle criticità sui vaccini ai più fragili, che sono state evidenziate anche dal Generale Figliuolo in occasione della sua visita in Piemonte. Siamo consapevoli delle difficoltà organizzative e logistiche delle vaccinazioni a domicilio, ma non è più tempo di annunci, bensì di soluzioni» aggiunge il vice presidente del Consiglio regionale del Piemonte Mauro Salizzoni.  «Nei mesi scorsi, soprattutto durante la parentesi estiva, si sarebbe dovuto lavorare per predisporre una risposta organizzativa adeguata: o forse allora nessuno aveva previsto che migliaia di piemontesi non avrebbero potuto raggiungere i centri vaccinali ma si sarebbero dovuti vaccinare nelle loro case?»

Sempre Salizzoni porta poi un esempio: «Proprio in questi giorni mi è stato segnalato il caso di due anziani coniugi, entrambi malati, di 89 e 91 anni. Il 28 marzo per sms era giunto loro l’avviso che sarebbero stati contattati per programmare l’appuntamento per la vaccinazione. Peccato che l’11 aprile, nell’arco di poche ore, prima l’operatore confermava la vaccinazione presso l’abitazione, poi, avendo “scoperto” che le persone da vaccinare erano due, veniva comunicato alla figlia degli anziani coniugi che a “causa delle notevoli dilatazione dei tempi per le vaccinazioni a domicilio stante l’elevata richiesta” avrebbero potuto rinunciare a favore del centro vaccinale più vicino, in caso contrario “i tempi si sarebbero notevolmente allungati”. Una testimonianza che si aggiunge alle tante raccontate dai media in questi giorni, che confermano l’esistenza di lacune alle quali la Regione è chiamata a rimediare urgentemente, e che dimostrano come sia incomprensibile il ritardo da parte della Giunta nel coinvolgimento delle associazioni di volontariato che hanno dato la loro disponibilità, mettendo a disposizione personale, luoghi e mezzi».