Qualche riflessione in merito al primo turno delle elezioni presidenziali francesi, segnate dal crollo dei partiti storici.

Il voto francese ci ha consegnato alcune riflessioni che non possono essere sottovalutate. Sono almeno 3 gli elementi che emergono concretamente dopo il voto di domenica scorsa e in attesa del ballottaggio del 24 aprile.

Forze anti sistema oltre il 50%

Innanzitutto le forze del cosiddetto “anti sistema” superano, seppur di poco, il 50% di chi si è recato voto. Al riguardo, non possiamo dimenticare che l’astensionismo elettorale resta una cifra distintiva e costitutiva dei principali paesi democratici europei. Ma, per ritornare alla Francia, resta il fatto che quando la maggioranza assoluta di un paese si riconosce nelle varie forze “anti sistema” resta sempre molto difficile il compito di come garantire e conservare un quadro complessivo fortemente democratico e costituzionale. Sarà compito della futura maggioranza di governo conservare e consolidare quell’impianto democratico e liberale che storicamente caratterizza il sistema politico francese.

La fine di socialisti e gollisti

In secondo luogo non possiamo non registrare che il tradizionale modello politico incardinato sulla V repubblica è, di fatto, saltato. Due dati tra tutti. L’evaporazione politica ed elettorale dello storico Partito socialista che non raggiunge neanche la percentuale del 2% dei consensi. E, al contempo, la sostanziale scomparsa dei “gollisti” che si attestano ad un misero 4,5%. Insomma, due assi portanti del sistema politico francese che, sostanzialmente, sono stati travolti dall’ irrompere delle forze “anti sistema”. Un dato che fa riflettere sul futuro stesso della politica francese e del suo assetto partitico.

Tre personalità, tre modelli politici

In ultimo, come ricordava nei giorni scorsi il Direttore di Limes, Lucio Caracciolo, sono scomparse le tradizionali correnti culturali e politiche francesi. Socialisti, repubblicani e comunisti. Con i verdi che sono attestati attorno ad una cifra elettorale molto al di sotto delle aspettative. Il tutto, dice sempre Caracciolo, è stato sostituito dalle persone, cioè dai progetti di singole personalità. Ovvero, Macron, Le Pen e Melenchon. Tre personalità che incardinano tre modelli politici e culturali molti diversi tra di loro. E che, comunque sia, dovranno trovare qualche accordo – soprattutto tra Macron e Melenchon – per poter dare un governo il più possibile stabile al sistema politico francese

Il voto francese e le elezioni italiane 2023

Insomma, anche dal voto francese emerge un quadro politico che non può non far riflettere. Non solo per il futuro democratico e costituzionale della Francia ma anche, e soprattutto, per la prospettiva dell’Europa. Senza dimenticare che il voto francese è destinato ad influenzare, e pesantemente, lo stesso voto politico italiano nella prossima primavera.

Stefania Parisi