Se c’è una cosa che ricorderemo di questo periodo speciale è quanto sia stato totalizzante il tema del virus nei mezzi di comunicazione. Si è parlato e si parla solo di quello. Tutti siamo stati coinvolti non solo perché si è trasformata la nostra vita, soprattutto perché abbiamo paura.

La storia è sempre stata dominata da questo sentimento, spesso la politica ci ha giocato su. La paura  è uno stato d’animo che si propaga più di un virus. Occorre allora stare molto attenti per evitare che, soprattutto in questi periodi, si riducano con il consenso di tutti, spazi di libertà e si facciano scelte a vantaggio solo di qualcuno.

È assolutamente comprensibile la difficoltà di chi deve prendere decisioni e, mai come oggi, è evidente quanta importanza ha la competenza in chi ha quel ruolo. Non è il momento di fare analisi sugli errori commessi e su quelli che si stanno facendo. È già sufficiente comprendere che affidare i nostri futuri ad amministratori e politici è un atto di grande responsabilità che ci impegna a scegliere non solo chi è disponibile, non solo chi sa apparire bene e si guadagna il consenso, non solo chi è onesto, ma anche chi ha la giusta competenza e il giusto equilibrio per affrontare questioni complesse.

Per vedere se le parti di un’automobile funzionano si fanno gli stress-test. Vale per i freni, per lo sterzo, le gomme, e così via. Si prova ogni singolo componente in una situazione di stress, lo si sottopone ad una grande prova di sforzo. Gli eventi calamitosi, come le grandi crisi, è così per la pandemia, mettono in luce la fragilità dei nostri sistemi. Quello dell’organizzazione della nostra macchina pubblica, con la sua ridondante burocrazia, è uno dei temi che alimentano commenti da decenni. Occorre competenza per fare una grande rivoluzione dei nostri sistemi affinchè le procedure siano efficaci, ma altrettanto immediate e facili. Occorre una burocrazia che si fidi un po’ di più di tutti noi.

L’altra grande sfida a cui sarà chiamata la politica sarà organizzare sistemi di controllo moderni che siano garanti della nostra sfera privata. Di fronte al pericolo del terrorismo e della delinquenza, è giusto che aumenti la videosorveglianza, l’intercettazione delle cellule telefoniche e l’accettiamo ben volentieri. Sì, ma a condizione che quei dati non siano utilizzati per codificare i nostri comportamenti e, soprattutto,  non vadano a beneficio delle grandi organizzazioni della pubblicità e del commercio. È una scelta anche un po’ nostra tutte le volte che ricerchiamo o compriamo utilizzando internet. Il controllo degli spostamenti e delle presenze di chi ha sintomi da Covid è ampiamente giustificabile, ma occorre riflettere sulla portata di questa scelta; può essere l’inizio di un controllo infinito. Non vorrei che avessimo dimenticato l’importanza di una materia; l’educazione civica. Se la si insegnasse di più, se si premiassero i comportamenti virtuosi, forse tanto controllo non sarebbe poi così necessario.

In questo periodo siamo stati coinvolti da manifestazioni di condivisione e ringraziamento. Su quanti balconi sono comparse scritte incoraggianti e di ringraziamento? Quanti hanno cantato insieme l’Inno di Mameli? L’importante è non fermarsi qui e pensare che la responsabilità è un vestito che dobbiamo indossare un po’ tutti come un’uniforme.

Elvio Rostagno