In questo periodo a molti di noi sembra che il tempo si sia fermato. Quanto vuoto, quanto silenzio nelle nostre città. Viviamo un tempo sospeso con la monotonia di un solo tema, il virus. Leggiamo solo di quello, la TV ci propone quasi solo quello, parliamo molto di quello. Sembra quasi che il COVID-19 non sia solo un male che fa soffrire e uccide, sia così forte da prenderci la vita mentre siamo vivi.

Allora mi faccio qualche domanda. Mi interrogo proprio sul tempo. Quanta parte del nostro vivere, anche quotidiano, è interessante, ci fa crescere, ci arricchisce? Quale spazio concediamo a ciò che ci fa bene? E allora scopriamo che la grande malattia è proprio lì, nella nostra incapacità  di vivere bene. Diamo la colpa al lavoro, alle tante cose da fare, agli impegni, ma la nostra è una malattia autoimmune che si annida dentro.

Chi ha dovuto fermarsi si è accorto di una strana sensazione. Questo maggior tempo a disposizione, in questo rimanere a casa, ci consente e stimola a dare un senso diverso al tempo: meno peso agli orari, più spazio a noi stessi. Ci consente tra l’altro di soffermarci su alcuni elementi che caratterizzano i nostri contesti: i suoni, gli odori, i ritmi della giornata. È come prima; ma adesso ce ne accorgiamo.

I suoni, spesso, caratterizzano e identificano i luoghi e noi li sottovalutiamo. Siamo così abituati che sembra che non ci siano. E invece siamo noi a non sentirli. Le campane, l’acqua che scorre, alcune voci, qualche rumore del vicino. Come sempre, ma adesso ce ne accorgiamo. Bella medicina, accorgersi di un qualcosa che c’è, c’è sempre stato. Qualche suono, sì è fastidioso. Ma che bella cura imparare a sopportarlo e a dargli un senso.

Un bel ricostituente potrebbe essere quello di creare una sorta di scambio di suoni abbinati a luoghi per una loro diffusione; ovviamente per quelli di qualità positiva. Aumenterebbe la nostra capacità di percezione. Noi ci nutriamo di cibo, bevande, ossigeno, ma anche di quello che sentono le nostre orecchie. Pensiamo all’importanza della musica.

In questo periodo molti di noi hanno studiato e lavorato da casa. Non tutti sono pronti per una situazione che forse si protrarrà per molto tempo. Rischiamo però di perdere il ritmo degli orari che scandiscono la nostra vita. E allora la medicina è educarci ad un metodo che assegni un’organizzazione ai tempi; magari personalizzata, ma comunque pensata e scelta. Saper distinguere i momenti è importante perché ad ognuno di essi deve essere assegnato il giusto valore.

Per molte sofferenze il tempo è anche una cura. Per questo, guarda caso, un proverbio cinese recita “a chi sa attendere, il tempo apre ogni porta”. Ci credo, ma dipende da come noi lo viviamo.

Elvio Rostagno