Continua l’impegno della Chiesa sul crimine orrendo della pedofilia nel clero, come dimostra il «manuale di istruzioni», recentemente pubblicato dalla Congregazione per la dottrina della fede per aiutare vescovi e operatori del diritto sui «delicta graviora», «una ferita profonda e dolorosa che domanda di essere guarita». Fu richiesto nell’incontro dei presidenti delle Conferenze episcopali sulla tutela dei minori nella Chiesa (Vaticano, 23-24 febbraio 2019). Il tema torna d’attualità con le vicende di due cardinali: l’australiano George Pell, arcivescovo emerito di Melbourne e di Sydney, totalmente prosciolto, racconta la sua prigionia; nuove accuse per lo statunitense Theodor Edgar McCarrick al quale Papa Francesco ha tolto il cardinalato e il sacerdozio.

I GIORNI IN CARCERE DI PELL, «INSULTATO E UMILIATO»

 Nel 2021 uscirà un libro-testimonianza, un «diario dalla cella» di quello che è stato anche prefetto della Segreteria per l’economia. Sputi, insulti, umiliazioni nei 404 giorni trascorsi in una cella di 8 metri per 2 in una prigione di Melbourne e poi nel carcere di massima sicurezza a Barwon. Era accusato di abusi sessuali su due coristi nel 1996 nella Cattedrale San Patrizio a Melbourne. Accuse dalle quali alla fine è stato totalmente prosciolto. Rivela particolari inediti. In cortile un prigioniero gli sputa addosso: «Camminavo lungo il perimetro, quando qualcuno mi ha sputato e mi ha insultato. È stata una sorpresa totale, così sono tornato furioso per affrontare il mio aggressore e dirgliene quattro. È scappato continuando a insultarmi dandomi del “ragno nero” e altri termini per niente lusinghieri». Ma lo giustifica: «Siamo tentati di disprezzare coloro che definiamo peggiori di noi. Gli assassini condividono lo sdegno verso chi viola i giovani. Questo sdegno non è negativo poiché rivela una fede nell’esistenza del bene e del male, del giusto e dell’errore, che spesso in galera emerge. L’odio dei detenuti verso gli chi abusa di un minore è universale, un interessante esempio della legge naturale che emerge attraverso l’oscurità».

IL PROCESSO «CATHEDRAL TRIAL» HA INFIAMMATO L’AUSTRALIA

Un continente ferito dalla piaga della pedofilia con circa 4.400 casi di minori vittime di violenze di sacerdoti e religiosi. Per il cardinale c’era chi invocava l’ergastolo, la cacciata dal Collegio cardinalizio, la riduzione allo stato laicale – Papa Francesco ha aspettato la conclusione dei processi penali e delle inchieste canoniche – e chi ha sempre sostenuto l’innocenza e la strumentalità dei processi. Spaccati erano anche i prigionieri: «I pareri sulla mia innocenza o colpevolezza si dividevano, come in molti settori della società australiana, sebbene i media, tranne alcune splendide eccezioni, mi fossero violentemente ostili». Dice di essere stato «maltrattato» più volte ma ha trovato «molta bontà. Sono stato fortunato a essere tenuto al sicuro. Sono rimasto impressionato dalla professionalità delle guardie, dalla fede dei carcerati e dalla presenza di una moralità nei luoghi più oscuri». Confida di non essersi «mai sentito abbandonato da Dio: il Signore era con me, sebbene per la maggior parte del tempo non capissi cosa stesse facendo. Per tanti anni avevo detto ai sofferenti che anche il Figlio di Dio aveva subìto prove su questa terra, e ora io traevo conforto da questo fatto. Ho pregato per gli amici e i nemici, i miei sostenitori e la mia famiglia,  le vittime di abusi sessuali, i miei compagni detenuti e le guardie».

L’«UNIFORME VERDE» DELLA PRIGIONE E IL «ROSSO SGARGIANTE DA CARDINALE» Nella cella c’erano un materasso «non troppo spesso», una lampada da lettura, due coperte, un televisore, uno spazio per mangiare, una vasca con acqua più fredda che calda. Si svegliava al canto della preghiera dei prigionieri musulmani. Ha potuto partecipare solo a cinque Messe in un anno. Aveva due mezz’ore d’aria di ogni giorno. Fu assalito dallo sconforto nell’agosto 2019 quando perse l’appello presso la Corte di Victoria: «Ho valutato di non appellarmi alla Corte suprema. Se i giudici si preparavano a serrare i ranghi, non c’era bisogno di partecipare a una costosa messinscena. Ma il capo della prigione di Melbourne, una persona schietta, mi ha spinto a continuare. Mi ha dato coraggio e gli sono grato». Nell’aprile 2020 sette giudici all’unanimità lo assolvono, annullano ogni condanna e dichiarano la «significativa possibilità» che fosse stato condannato un innocente. Dallo scorso 7 aprile è libero e si è trovato «in mondo chiuso per il coronavirus».

ALTRE ACCUSE CONTRO L’EX CARDINALE MCCARRICK

Sul novantenne «scardinalato» e «spretato» ex arcivescovo di Washington, piovono nuove accuse di abusi sessuali a danno di quattordicenni. Si tratta di accuse anonime, che riguardano fatti di quarant’anni fa, messe in pista da famelici avvocati a caccia di sostanziose parcelle. In 30 pagine consegnate alla Corte Superiore del New Jersey sono riportati dettagli delle violenze. La causa intentata dall’avvocato Jeff Anderson, sostiene che McCarrick nel 1970-1990 avrebbe abusato di almeno sette minorenni.  Francesco lo ha punito: nel luglio 208 lo ha rimosso dal Collegio cardinalizio; nel febbraio 2019 lo ha dimesso dallo stato clericale e gli ha imposto una vita in solitudine e preghiera in un convento. Nel luglio 2018 Carlo Maria Viganò, ex nunzio negli Stati Uniti – sostenuto da conservatori italiani e statunitensi – ha accusato il Papa di mala gestione e ne ha chiesto le dimissioni. Sulla vicenda nei prossimi mesi sarà pubblicato un rapporto della Segreteria di Stato.

Pier Giuseppe Accornero