Notre-Dame è la mia parrocchia a Nizza, dove vado a messa con la mia famiglia, insieme con una moltitudine cosmopolita di cattolici, dove la fede è un’esperienza seria, nell’attenzione alla liturgia di celebrante e fedeli, dove anche i turisti meno rispettosi si fermano all’ingresso, se c’è una celebrazione in corso, perché ne sentono l’intensità.

Il suo vero nome sarebbe Notre-Dame de l’Assomption, è la più grande chiesa nizzarda ed è stata costruita subito dopo la riannessione della città alla Francia nel 1860, per sottolineare il rinato legame, anche architettonico, con la madre patria.

Per un po’ di tempo, dopo il terribile attentato del 2016 sulla Promenade des Anglais (il lungomare finanziato dai turisti inglesi nell’ottocento), agli ingressi, in particolare sotto le due grandi torri, ispirate a Notre-Dame de Paris, troneggiavano dei militari della Legione Straniera, che, semplicemente con i loro sguardi, scoraggiavano qualsiasi malintenzionato.

Oggi, loro non c’erano.

Tre persone sono cadute per sempre.

Anche una mamma, che ha chiesto di ricordare ai suoi figli il suo amore.

Il vescovo di Nizza ha detto: “La mia tristezza, in quanto uomo, è infinita di fronte a quello che altri esseri, che vengono detti umani, possono commettere”.

Di fronte a chi ha ucciso innocenti disarmati, a chi ha commesso il male senza giustificazioni, a chi ha violato il nostro spazio sacro è molto difficile offrire la pace, ma è quanto ci chiede Monsignor André Marceau con la forza del suo essere successore degli Apostoli, ordinando ai nostri animi di calmarsi con queste parole: “Che lo spirito di perdono di Cristo prevalga di fronte a questi atti barbari”.

E il nostro essere cristiani ci impone di ubbidire.

Luca Reteuna