6 Aprile 2026
La sicurezza in Europa
L’Europa deve ritrovare unità politica e difensiva in risposta alla fragilità della sicurezza globale e all’incertezza del ruolo NATO sotto la guida di Trump.
La sicurezza in Europa non è quasi mai stata così fragile come in questa convulsa e confusa fase politica e storica. A livello internazionale e mondiale innanzitutto. La stessa messa in discussione del ruolo della Nato da parte del Presidente degli Stati Uniti d’America non è che l’ultimo tassello di un mosaico quantomai incerto e balbettante. Ora, e anche dopo questo ultimo intervento, è indubbio che l’Europa non può non battere un colpo. A livello politico, e proprio sul capitolo della sua difesa e della sua sicurezza. Perchè proprio il capitolo della sicurezza e della difesa è diventato un aspetto non affatto secondario ai fini del ruolo del vecchio continente nello scacchiere geopolitico internazionale. Certo, c’è un aspetto che non può non essere considerato in tutta la sua complessità. Un aspetto che, però, riguarda – come si suol dire – l’uomo più potente della terra. Ovvero Donald Trump. E questo perché la sua Presidenza, proprio sotto il versante della sicurezza e della difesa dei paesi alleati – ossia i paesi dell’Occidente e quindi appartenenti alla NATO – continua ad essere non soltanto incerta ma anche inquietante. E questo perchè la sua politica estera oltre ad essere sempre più incendiaria – basti pensare all’attuale guerra in Medio Oriente – rischia di mettere in discussione, e quindi in crisi, la stessa unità politica e militare dell’Occidente. E quindi, e di conseguenza, della stragrande maggioranza dei paesi europei. Sotto questo versante si rende necessaria una iniziativa politica del nostro paese, ma soprattutto di tutta l’Europa democratica e liberale, che ponga in cima alle priorità proprio il capitolo della sicurezza. Un tema, questo, che genera come ovvio e scontato un forte dibattito perchè non tutti gli attuali Governi europei sono sulla stessa lunghezza d’onda. Per fare un solo esempio concreto c’è chi pensa del riarmo europeo tutto il male possibile, chi lo contrasterebbe con tutte le forze a disposizione e chi, al contrario, individua proprio nel riarmo la carta decisiva per rispondere ad una situazione che espone l’intera Europa ad un futuro incerto se non addirittura sempre più preoccupante.
Ma questo nodo è possibile scioglierlo – dalla difesa alla sicurezza, dallo sviluppo alla giustizia sociale – solo se interviene una convinta, convincente, seria e credibile unità politica europea. Senza questo potenziale obiettivo, e soprattutto senza questa consapevolezza politica e culturale, si corre il serio rischio di esporre l’intera Europa di fronte ad un quadro sempre più instabile e vulnerabile. Forse è proprio questo lo sforzo politico prioritario da affrontare in questa fase storica. Del resto, la politica estera non è mai stata quanto adesso importante e decisiva anche per il futuro delle nostre società democratiche, liberali e costituzionali. I teatri di guerra che ormai crescono e si moltiplicano a vista d’occhio rischiano di mettere in ginocchio in tutto il mondo la vita concreta di centinaia di milioni di persone. Questa è, oggi, la vera priorità politica. È il tempo dei leader e, soprattutto, è il tempo degli statisti. Non è più sufficiente limitarsi all’ordinaria amministrazione. Serve un progetto politico chiaro e percorribile, quasi quanto quello perseguito dai grandi leader e statisti democratico cristiani dopo la fine del secondo conflitto mondiale e il varo del progetto dell’unità politica europea.
Stefania Parisi
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