Di fronte alla guerra in Ucraina come di fronte al terrorismo occorre schierarsi e non assumere posizioni terze figlie di vecchi schemi ideologici.

 

 

“Né con con la Russia, né con la Nato”. Questo è stato lo slogan più cantato e più urlato alla recente manifestazione di Roma indetta dalla Cgil e da molte altre sigle della società civile contro la guerra in Ucraina. Un intento e un obiettivo, comunque sia, nobili e condivisibili. Ma, al di là della condivisione di un principio e, nello specifico, della dura condanna della invasione russa nei confronti dell’Ucraina, quello slogan ne ricorda un altro pronunciato molti anni fa, nei lontani anni ‘70 nel nostro paese. Mi riferisco, nello specifico, allo slogan “né con lo Stato, né con le Br” pronunciato da molti intellettuali, opinionisti, commentatori e politici – prevalentemente appartenenti all’area della sinistra politica – in occasione del rapimento e poi dell’uccisione del Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro.

 

No all’eterno anti americanismo

Ho voluto recuperare questo antefatto storico per arrivare ad una conclusione: di fronte ad eventi drammatici e carichi di sofferenza – la recrudescenza del terrorismo criminale degli anni ‘70 e ‘80 in Italia e la drammatica guerra in Ucraina in queste settimane – non può vederci indifferenti, terzi o, peggio ancora, equidistanti. Attenzione, nessuno mette in discussione – soprattutto in questi giorni di fronte alla guerra in Ucraina – la buona fede della stragrande maggioranza se non della totalità dei cittadini italiani di rifiutare e di denunciare apertamente le atrocità della guerra pianificata dal dittatore russo. No, quello che voglio richiamare all’attenzione è che di fronte a questa situazione non si può essere terzi. Ovvero, mettere sullo stesso piano il disegno folle di un dittatore senza pietà che conduce una guerra di sterminio di un popolo e il ruolo di un’alleanza difensiva per i paesi occidentali come la NATO. Chi fa quest’errore rischia solo di confondere le cose e, soprattutto, di restare prigioniero di categorie ideologiche ormai del tutto superate e frutto di un retaggio antico e ormai improponibile. Ovvero, l’eterno anti americanismo di molti settori della sinistra italiana. Soprattutto quella radical chic e salottiera che continua a ragionare con categorie ideologiche funzionali ad una società ormai del tutto datata e superata.

 

La terzietà non serve

Insomma, la terzietà di fronte a questa drammatica guerra non serve. Non serve a nessuno. Va fatta una scelta precisa, netta e chiara. Perché di fronte all’aggressione di un dittatore che ha come unico obiettivo quello di allargare la sua sfera di influenza attraverso l’utilizzo di tutti i modi e gli strumenti possibili – e attraverso una violenza inaudita e spaventosa – non ci si può aggrappare all’attacco alla Nato e, al contempo, anche alla Russia e a chi la guida.

Serve, adesso, coerenza e coraggio. Chi sta dalla parte della democrazia, della libertà, del rispetto dei popoli e della sovranità dei singoli paesi non può non assumere una decisione chiara e definitiva. La terzietà non paga. Non pagava nel passato – con il caso Moro – e non paga soprattutto oggi di fronte alla aggressione russa nei confronti dell’Ucraina.

Stefania Parisi