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Fatti e opinioni  

Il ponte come Gesù: è “morto” per un raffreddore

Il ponte come Gesù: è “morto” per un raffreddore

Egle Possetti del Comitato Vittime del Ponte Morandi: il crollo non fu una fatalità ma la conseguenza di responsabilità e allarmi ignorati.

In queste settimane sono in corso le arringhe delle difese all’interno del procedimento per il crollo del ponte Morandi.

Dopo l’intervento di un buon numero di avvocati difensori pensiamo sia necessario mettere qualche punto.Abbiamo visto iperboli fantasmagoriche, abbiamo sentito insultare il defunto Ing. Morandi, abbiamo sentito sminuire i pubblici ministeri, abbiamo anche visto avvocati che hanno portato il loro punto di vista con dignità e professionalità. Il denominatore comune però è stato lo scaricabarile: non si aveva conoscenza, le parole registrate durante le intercettazioni non significano quello che abbiamo sentito, non era loro compito, il ruolo non prevedeva queste incombenze, ecc.

Nessuno pensa neanche per un attimo che la prudenza e la cura del buon padre di famiglia avrebbe dovuto essere il faro nella gestione di un’infrastrutture di tale rilevanza.Ci sono per contro i dati rilevati e le prove: c’è la documentazione, ci sono le registrazioni delle intercettazioni (ed ovviamente è chiaro a tutti perché da più parti stiano attaccando questo strumento d’indagine), ci sono le testimonianze, ci sono la perizia e le consulenze tecniche di parte, ci sono i bilanci ed il risk assessment, ci sono gli aumenti di polizza assicurativa, ci sono le persone incompetenti che hanno fatto un lavoro per cui non sarebbero mai state all’altezza. Tutti questi elementi fanno comprendere che il vizio non era occulto, ma pienamente prevedibile ed era addirittura ragionevole aspettarsi che ci fosse. Il vizio era occulto solo per chi avesse assunto il ruolo di scimmietta, con le mani sugli occhi, sulle orecchie e soprattutto sulla bocca.

È un po’ una storia molto italiana, negare sempre ogni responsabilità. Ma qui, ognuno dovrà portare il suo zaino più o meno pesante con all’interno tutti gli allarmi inascoltati, tutte le mancate manutenzioni, tutto il tempo perso, tutta la presunzione, l’incompetenza, superficialità, ecc. e prima o poi caricarselo a spalle.

Nessuno, secondo loro, avrebbe colpe: è un po’ la solita filastrocca che sentiamo cantare ogni volta, soprattutto quando a processo ci sono i cosiddetti “colletti bianchi”, che spesso vogliono solo gli onori e gli oneri li lasciano al prossimo che passa.

Per fortuna i giudici, che avranno un arduo compito, possono ancora giudicare senza pressioni e condizionamenti di alcun tipo, guardando solo gli elementi portati dalle parti nel procedimento, e questo è una grande conquista democratica di cui andare fieri.

Speriamo che si faccia luce sulla sorte di quel ponte bistrattato e che la verità diventi verità processuale. Noi non pensiamo che questo ponte sia morto per un “raffreddore”, per Gesu’ ormai è chiaro come sia andata la faccenda, attendiamo sviluppi anche qui.

Noi abbiamo sempre nel cuore i nostri cari ed è per loro che non potremo mai smettere di batterci.

Grazie per l’attenzione.

Egle Possetti Presidente Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi

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