Il Papa oggi ha incontrato, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, un gruppo di studenti provenienti dalla Scuola di Giornalismo della Germania. A loro ha rivolto queste parole (che valgono anche per quelli italiani!).

Quali giornalisti cristiani vi distinguete per il vostro atteggiamento positivo verso la persona e per la vostra etica professionale. Voi non fate solo un lavoro, ma adempite un compito e un impegno. Quanto è facile, però, lasciarsi trascinare da un’opinione comune, da un disfattismo, da e un pessimismo che paralizza e accieca! «Per l’abitudine noi non affrontiamo più il male e permettiamo che le cose “vadano come vanno”, o come alcuni hanno deciso che debbano andare» (Esort. ap. Gaudete et exsultate, 137). Chiediamo la parresia, chiediamo la franchezza che proviene dallo Spirito Santo e che ci aiuta a confidare nella verità di Cristo che rende liberi. Oltrepassiamo il muro della tristezza e della rassegnazione e aiutiamo le persone ad aprire gli occhi e gli orecchi e soprattutto il cuore per farsi custodi l’uno dell’altro, e per rendersi conto di essere figli e figlie dell’unico Padre.

Grazie perché come giornalisti rivolgete lo sguardo alle persone e chiamate ingiustizia quello che è ingiustizia. Grazie perché parlate anche delle cose belle che forse finiscono meno in prima pagina, ma che mettono le persone al centro. Grazie perché con il vostro stile cristiano accompagnate il lavoro della Chiesa. Vi auguro di continuare a fare un giornalismo di persone e per le persone.