Il green pass voluto dal governo Draghi non è anticostituzionale, e si differenzia per obiettivi da quello europeo. Inoltre, come tutti gli strumenti eccezionali ha senso e copertura costituzionale se temporaneo. Sono alcuni dei punti sviluppati in un editoriale su www.federalismo.it dalla costituzionalista AnnaMaria Poggi.

Green pass, obbligo vaccinale e scelte del governo sulla obbligatorietà sono i grandi temi oggi al centro del dibattito. Se ne discute nelle istituzioni, sui media, ci si divide con toni accesi sui social. Si manifesta nelle piazze. Aiuta a comprendere meglio la posta in gioco la dettagliata riflessione di AnnaMaria Poggi professore ordinario di Istituzioni di diritto pubblico all’Università di Torino. Nel suo editoriale affronta in tema partendo dalle polemiche sulla scelta del governo Draghi sull’introduzione del Green pass, «le questioni sono molto delicate e liquidarle, – sottolinea – come pure si è fatto in questi giorni da parte di taluni commentatori, rispedendo al mittente le critiche in nome di una superiore tutela del bene pubblico collettivo, o peggio, dell’incompetenza sul tema sanitario da parte di coloro che hanno redatto o sottoscritto tali documenti, non è rispettoso della profondità e latitudine dei rilievi mossi. Occorre invece prendere sul serio tali critiche e con esse confrontarsi». Per la Poggi di «tutto si può, ed anzi si deve discutere in una comunità scientifica, una critica può forse essere rivolta a quanti in questo momento in varie forme e appelli rivendicano solo diritti, e cioè che la nostra Costituzione prevede anche doveri».

AnnaMaria Poggi

Da giurista evidenzia i vari passaggi tra decreti leggi e Dcp, interventi dell’Unione Europea, in un percorso in cui rimarca tra l’altro che è «difficile rinvenire una vera e propria continuità soprattutto tra il primo green pass (introdotto a livello europeo) e quelli successivi (introdotti dal Governo italiano)». Rispetto al dibattito in corso ritiene importanti due precisazioni. La prima è che <indubbiamente il Governo poteva scegliere tra introdurre l’obbligo vaccinale ovvero operare attraverso strumenti diversi, come il certificato Covid, che, comunque presuppongono o la vaccinazione ovvero il sottoporsi costantemente ad accertamenti antigenici. Non è dunque di scelta illegittima che occorre discutere, ma soltanto di scelta “politica”. Non vi è dubbio, infatti, che questa è stata una scelta politica, indotta dalla precisa contrarietà all’obbligo vaccinale manifestata a più riprese da talune forze politiche che sostengono questo Governo (in particolare Lega e Movimento 5 stelle). Ancora oggi, dopo aver ritirato gli emendamenti presentati in sede di conversione del decreto-legge n. 105 gli esponenti della Lega hanno comunque ribadito la loro contrarietà all’obbligo vaccinale». La seconda è «che sarebbe preoccupante (e questa volta al limite dell’incostituzionalità) che il sistema del green pass proseguisse oltre lo stato di emergenza, per ora prorogato al 31 dicembre 2021. Come sempre gli strumenti eccezionali hanno senso e copertura costituzionale nella misura in cui sono temporanei».

Chiara Genisio