Si parla spesso delle donne con accanimento, sorpresa e collera, come se, nell’attimo della creazione, fossero venuti a mancare degli elementi essenziali, rendendole diverse. È vero! Le differenze di genere esistono e sono evidenti, sia sotto l’aspetto fisico, sia sotto quello psicologico-caratteriale, ma non possiamo sopravvalutarle perché nel passato (e, in molte aree del globo, ancora oggi), le abitudini consolidate, la predisposizione attitudinale, la maternità, il valore della famiglia e la supponenza di un maschio padrone, hanno relegato le donne a cenerentole (o regine) del focolare. Non intendo profanare la sfera sentimentale  della coppia, occupandomi  dell’aberrante confusione fra la  donna oggetto e un rispettoso rapporto alla pari, corroborato dall’amore. E voglio lasciare fuori gli atti lesivi della libertà e dell’integrità psicofisica, per accarezzare timidamente alcuni aspetti del ruolo femminile, all’interno e all’esterno del nucleo familiare.

Recentemente, qualche notizia di stampa ha condiviso le impressioni scaturite dall’aver lungamente  frequentato le decisioni di coppia, in materia finanziaria. Qui, la partecipazione delle donne è spesso marginale, e comunque insufficiente. Le sedie della mia scrivania  hanno accolto sposi e compagni, in cerca di un prestito, per coronare un sogno o sostenere delle spese. Oppure, molto più frequentemente, stimolati dalle pretese di quei risparmi, faticosi da accumulare, belli da vedere,  e tanto difficili da trattare, per ricavarne  dei frutti, in  totale sicurezza.

È quasi sempre il maschio, l’interlocutore privilegiato; perché ha esperienza e magari un lavoro, è l’artefice del gruzzolo e il decisore delle spese, nonché,  in molti casi, il Capo riconosciuto. Sarebbe facile confutare queste affermazioni concludendo che la sinergia collaborativa e l’integrazione equilibrata dei rispettivi punti di vista possono fungere da ottime leve di successo.  Potrebbe anche essere corretto pensare che  il maschio abbia più esperienza, ma quante volte la donna si  isola, per scarsa conoscenza della materia, coesistenza di altri impegni o prevaricazione da parte del compagno?

Anche la figura di un Capo, chiamato al suo ruolo da un obbligo normato, non regge più se, nelle famiglie moderne, le funzioni storiche dei due protagonisti si intersecano e sovrappongono. Dopo che il lavoro esterno ha coinvolto le donne e l’istruzione le ha formate, rendendole idonee ad affrontare incombenze e responsabilità tradizionalmente cucite addosso ai maschi. Non è certo il potenziale che manca, né la flessibilità e la voglia di assumersi maggiori oneri, nel  perseguire e raccogliere il benessere, gli obiettivi desiderati e le proprie ambizioni di vita. Le donne sono anche in grado di affrontare  delle attività multiruolo, interagendo con le priorità e processandole simultaneamente; in genere sono inoltre coraggiose, amanti delle novità e pronte a gettarsi nella mischia, per un valido ideale.

Con queste qualità, com’è possibile che, talvolta, preferiscano rimanere in ombra? Sono  spaventate dallo sconfinamento in terreni propri dei maschi o la pressione dei compagni le schiaccia nell’angolino, anche quando gli usi e gli accordi di coppia non impongono un ruolo defilato e casalingo? Altrove prevale una raffigurazione incentrata sulla gestione del vitto, sulla maternità, sull’organizzazione domestica, ma nei Paesi più avanzati la non emancipazione fa riflettere.

A ben vedere, potrebbe essere un problema di motivazione a esprimere il vero potenziale, nella consapevolezza di valere. In altre parole la donna di oggi è cosciente di meritare la parità, di possedere i requisiti per  vincere, di saper gestire la prestazione lavorativa e un contributo superiore all’organizzazione familiare, armonizzando il tutto  nei ruoli di madre, compagna, manager e femmina, ma non riesce a tradurre sempre  in realtà la forza esternata manifestando in piazza, o professando le proprie ragioni.

Ho constatato come una percentuale non trascurabile sia sensibile ai discorsi e ai ragionamenti che allargano  la visuale, stimolando gli interruttori collegati al potenziale nascosto e ai progetti, più o meno segreti, di affermazione. Ci sono tante attese dietro  l’assunto mentale di  vedere nel lavoro soprattutto la fonte  di un reddito, un aspetto, questo, che le lega strettamente   all’indispensabile e al rispetto dell’orario. In troppe si sentono tradite quando perdono l’occupazione,  costrette e sacrificate dall’abito della necessità, un sacrificio che ce le restituisce  eroine. Eroine lo sono davvero, quando non possono esprimersi come vorrebbero e le  pressioni del quotidiano annebbiano e sminuiscono il loro contributo al valore aggiunto  della società produttiva.

Ricordo come, in certe realtà, si possa dare e avere di più, occorre essere determinate e credere nelle proprie possibilità. Bisogna mettere a frutto gli studi e le esperienze, intrufolarsi e pretendere, ricacciando  quell’accantonamento sostanziale, nascosto nel velo della supposta incompetenza  o di una responsabilità  pretestuosamente riservata a qualcun altro. Nella maggior parte dei casi, la molla latente aspetta solo di essere liberata e allora,  sarà  sufficiente uno stimolo sul perno motivazionale, sull’autostima, sull’ambizione, sul carico formativo, sull’allargamento degli interessi, sul coinvolgimento, sull’esplicitazione della stima, sulla partecipazione a un nuovo progetto familiare, sul rinnovamento  di azioni e programmi. Basterà capirle e prender loro una mano per vederle scattare via, lungo strade inesplorate, rendendosi subito conto che ha poco senso retribuirle di meno.

Sergio Martini