15 Maggio 2026
Il buon senso nella politica di oggi
In una politica di urla e polarizzazione, recuperare il buon senso e il rispetto istituzionale sarebbe un fatto rivoluzionario per salvare il Paese.
Purtroppo continuiamo a vivere una stagione politica all’insegna del pressappochismo, della superficialità e della improvvisazione. Accanto, non possiamo non dirlo, alla permanente caduta di credibilità dei partiti, delle culture politiche e anche e soprattutto delle attuali classi dirigenti. Certo, vi è una persin plateale discontinuità tra la politica e i suoi strumenti della intera prima repubblica e della prima fase della cosiddetta seconda repubblica e l’attuale fase della politica italiana. Una fase dove la spettacolarizzazione ha soppiantato tutto il resto e dove gli stessi contenuti politici e progettuali sono stati sostanzialmente sacrificati sull’altare della sola apparenza. Mediatica, giornalistica e televisiva.
Ora, e seppur senza farci troppe illusioni sulla concreta possibilità che nell’arco di poco tempo il trend possa subire una profonda inversione di rotta, credo che l’unico aspetto di cui ci potremmo già accontentare è la possibilità di sapere declinare la cultura del buon senso nell’agone politico contemporaneo. Stavo quasi per dire dell’ideologia del buon senso. E questo lo dico a maggior ragione osservando tutto ciò che capita concretamente nelle dinamiche politiche del nostro paese. Perchè in un contesto dominato da una persin violenta radicalizzazione del conflitto politico da un lato e da una selvaggia polarizzazione ideologica dall’altro, il ripristino del normale, antico e vecchio buon senso rischia di diventare quasi un fatto rivoluzionario e dirompente se si decide di metterlo in campo con dosi massicce.
Ma vi immaginate, del resto, un politico o un capo partito che non urla, che non insulta, che non diffama, che non irride e che non attacca sempre e solo con inaudita violenza a livello personale il nemico politico giurato ma che, invece e al contrario, usa semplicemente il buon senso nell’affrontare i temi che sono drammaticamente sul tappeto perchè vanno affrontati e risolti per il bene di tutti i cittadini? Appunto, sarebbe quasi un atteggiamento rivoluzionario e che farebbe ancor più notizia in una cornice fatta, lo ripeto, solo di insulti e attacchi personali senza esclusione di colpi. Quel buon senso, del resto, che lo si può tranquillamente paragonare a quella cultura di governo che dovrebbe essere, com’è stato per molti decenni nel nostro paese, la regola elementare per poter ambire a guidare un paese complesso ed articolato come l’Italia.
Un buon senso che è fatto di rispetto per l’avversario che non è mai un nemico, di adesione ai principi e ai valori della Costituzione, di proposte concrete, efficaci e realmente praticabili e non di vacui ed astratti annunci rivoluzionari e in ultimo, ma non per ordine di importanza, di avere una postura il più possibile seria, corretta ed istituzionale. Ecco, si potrebbe continuare a lungo nell’elencare gli aspetti che descrivono un semplice buon senso nel declinare la propria attività nei vari consessi istituzionali e politici. Ma, per non farla lunga, credo sia importante almeno sottolineare che senza il recupero di un semplice, tangibile e tradizionale buon senso il rischio di consolidare l’imbarbarimento della vita pubblica italiana continua ad essere dietro l’angolo. È bene, pertanto, pensarci prima che sia troppo tardi.
Stefania Parisi
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