La condizione umana attuale nella sua complessità necessita di avere ripetute informazioni. Oggi l’informazione e l’accesso agli strumenti culturali crea una distanza tra chi può e chi non può. Basti pensare al “digital divide” che separa chi può e sa utilizzare le nuove tecnologie e chi, per età, per mancanza di formazione e per condizione economica, non ne ha accesso e non ne conosce le dinamiche.

Una tentazione è quella di dire: i poveri sono sempre esistiti e ci saranno sempre. Ma non possiamo rassegnarci passivamente alle situazioni di povertà, lontane o vicine che siano.

Un’altra tentazione è quella del paternalismo che considera i poveri come recipienti da riempire di beni e servizi senza fornire loro gli strumenti necessari (economici, ma soprattutto culturali) per emanciparsi autonomamente dalla loro condizione. Un passo ulteriore è quello di mettersi in relazione, uscendo dalla logica dei professionisti della carità, e recuperando la logica della fraternità evangelica.

Povertà, quindi, non è solo sinonimo di difficoltà economica che in certe condizioni può essere rapidamente e agevolmente superata. La povertà è una condizione che nasce dalla carenza di cultura, di relazioni positive, di una rete famigliare e sociale, dall’incapacità di gestire in autonomia e responsabilità le proprie risorse. Nel libro dei salmi si legge: «Egli libererà il povero che grida e il misero che non trova aiuto,  avrà pietà del debole e del povero e salverà la vita dei suoi miseri. Li riscatterà dalla violenza e dal sopruso» (Sal 71, 12-14).

Quale è oggi il grido del povero?

È il grido di chi non raggiunge le performance che la società esige (la cultura dello scarto denunciata a più riprese da Papa Francesco) e che per questo motivo viene messo ai margini (magari ancora prima di venire al mondo).

È il grido di chi cerca di affogare nelle sostanze e nelle dipendenze il proprio malessere e la propria frustrazione.

È il grido di chi viene escluso dal mondo del lavoro perché giovane, perché esodato, perché obsoleto.

È il grido di chi perde la casa o le relazioni affettive e si trova in mezzo ad una strada senza punti di appoggio esistenziali.

È il grido di chi precipita nella malattia (fisica e psichica) e talvolta non trova neppure gli strumenti per farsi curare in modo adeguato (dimissioni selvagge, etc…).

Si pone nel contesto di questa riflessione l’iniziativa dell’Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro che nei giorni 18-19 e 26 novembre (orari a pag. 7 ) propone tre appuntamenti per approfondire la tematica della Giornata Mondiale dei poveri “Questo povero grida e il Signore lo ascolta”.

 

Suor Edvige Bonansea e Cristina Menghini

Caritas Diocesana