«È uno scandalo quello di persone che vanno in Chiesa, che stanno lì tutti i giorni e poi vivono odiando gli altri e parlando male della gente: meglio vivere come ateo anziché dare una contro testimonianza dell’essere cristiani». Queste parole, pronunciate da Papa Francesco nell’udienza generale nell’Aula Paolo VI in Vaticano, hanno avuto una grande risonanza. Parole coraggiose, sincere e, come sempre, quasi profetiche. E, aggiunge Francesco, «Il cristiano non è uno che si impegna ad essere più buono degli altri: sa di essere peccatore come tutti. Il cristiano semplicemente è l’uomo che sosta davanti alla rivelazione di Dio che non porta l’enigma di un nome impronunciabile, ma che chiede ai suoi figli di invocarlo con il nome di Padre, di lasciarsi rinnovare dalla sua potenza e di riflettere un raggio della sua bontà per questo mondo così assetato di bene, così in attesa di belle notizie».

Ora, è indubbio che si tratta di parole e di riflessioni immediatamente percepibili sia dai credenti che da quelle persone che restano ai bordi del campo. Ovvero di tutti coloro che nutrono interesse, curiosità, volontà di dialogo con il mistero religioso ma che non se la sentono di condividere sino in fondo quel cammino e quel viaggio. E questo perché talvolta si nutre un scetticismo e diffidenza nei confronti dei comportamenti concreti dei credenti. A qualsiasi livello, gerarchie comprese. Ed è proprio su questo versante che si inseriscono le parole cariche di significato e di sfida di Papa Francesco. Parole su sui ciascun credente non può non riflettere per un semplice motivo. Perché è proprio dal comportamento concreto di una persona che si dichiara pubblicamente credente che si evince se c’è una coerenza – pur sempre difficile da tradurre quotidianamente – tra ciò che si dice o ciò che si predica e l’atteggiamento nei confronti delle altre persone e della intera società. In realtà, è tutto molto più semplice di quel che appare, come ci dice appunto con semplicità ed efficacia Francesco. Perché quando una persona, o un gruppo sociale, o segmenti di una comunità percepiscono una radicale dissociazione tra ciò si pratica e ciò che si predica, a pagarne le conseguenze è indubbiamente il singolo ma che rischia, a sua insaputa, di coinvolgere anche l’intera comunità religiosa a cui appartiene.

Ecco perché il monito del Papa deve far riflettere tutti. Senza alcuna degenerazione moralistica o pruriginosa. Ma sulla coerenza tra la “parola” e il “comportamento” si gioca anche la credibilità del cattolico e del cristiano nella società contemporanea.

Stefania Parisi