In occasione della giornata mondiale delle vittime della strada, Legambiente presenta il dossier La sicurezza stradale nelle città.

Nel 2019 in Italia si sono verificati 172.183 incidenti con 3.173 vittime e 241.384 feriti tra cui 35 vittime tra i bambini (sino a 14 anni), 158 tra i ragazzi tra i 15 e i 19 anni. Solo nelle strade urbane gli incidenti sono stati 127.000, 1.331 i morti e 168.794 i feriti. Il costo sociale nazionale calcolato dall’Istat è stato pari a 16,9 miliardi di euro, mentre per le sole città, dove si registra la maggior parte degli più incidenti anche se meno mortali, il costo sociale è stato stimato in 10,5 miliardi. Da questi dati nasce la decisione di Legambiente di aderire alla giornata internazionale dedicata alle vittime degli incidenti stradali (domenica 15 dicembre) e di dedicare la giornata di lunedì 16 ad iniziative ed appuntamenti (anche virtuali) al tema della sicurezza stradale in decine di città d’Italia, tra cui Roma, Milano, Firenze, Torino, Napoli, Catania.

Il “Piano Nazionale Sicurezza Stradale 2020” lanciato nel 2010, aveva l’obiettivo di dimezzare la mortalità in strada entro quest’anno (quindi registrando non più di 2 mila vittime) e di azzerare quella dei bambini. Di fatto, però, nel 2019 abbiamo contato ben 3.173 tra cui 35 bambini.  Quindi, l’obiettivo non verrà raggiunto, nonostante il lockdown, con l’85% in meno dei chilometri percorsi nei due mesi passati in casa questa primavera e la riduzione della mobilità indotta dalla pandemia.

«Ma qualcosa sta cambiando, almeno dal punto di vista normativo – ha dichiarato Andrea Poggio, responsabile mobilità sostenibile di Legambiente – Da pochi mesi, con le nuove leggi d’emergenza varate a primavera e soprattutto con la riforma del Codice della Strada varata in settembre, i Comuni e i sindaci hanno nuovi poteri di intervento, che possono dare impulso decisivo alla sicurezza sulla strada con la costituzione delle “strade 30”, delle “zone scolastiche”, delle corsie ciclabili e i BiciPlan. D’ora in poi, in tutta la città la velocità massima di circolazione scende di 20 km all’ora, con l’eccezione (non più la regola) di poche grandi strade a scorrimento veloce, che dovranno essere ben segnate e protette. Gli ottomila sindaci d’Italia hanno d’ora in poi la possibilità, oltre alla responsabilità, di abbattere drasticamente il rischio di incidenti mortali. Il governo invece, grazie al “Piano europeo di Rinascita e resilienza”, deve mettere a disposizioni delle città le risorse per mettere in sicurezza e ridisegnare le strade e le piazze dei centri abitati».

Il rischio di incidente mortale è infatti direttamente proporzionale all’impatto: a 50 km/h è superiore al 50%, a 30 km/h meno del 10%. Nel dossier “La sicurezza stradale nelle città” (https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2020/11/la-sicurezza-stradale-nelle-citta.pdf ) pubblicato dall’associazione, si cita indagine di Tommaso Sansone sulle “strade 30” di Torino, basato sui dati Istat e geolocalizzazione degli incidenti della vigilanza urbana: nel 2016 la frequenza di incidenti nelle “strade 30” è risultata del 66% inferiore alla media urbana. Se tutta la città di Torino venisse progressivamente trasformata in zona 30, con l’ovvia eccezione dei grandi viali a scorrimento veloce, il costo sociale degli incidenti stradali si abbatterebbe di 194 milioni di euro all’anno. I soldi investiti in sicurezza, sono ben spesi.

«I riferimenti ai dati pubblicati nel nostro dossier sulla geolocalizzazione degli incidenti – dichiara Giorgio Prino, Presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – devono essere resi pubblici e aggiornati (proteggendo la privacy) in ogni Comune: dobbiamo iniziare a cambiare le nostre città proprio da quelle strade e da quelle piazze. Attorno ad ogni scuola si deve istituire una “zona scolastica”, con aree pedonali, divieti di circolazione e sosta. Come a Parigi dobbiamo dimezzare lo spazio pubblico destinato oggi esclusivamente alle auto in sosta o alla careggiate degli autoveicoli, il modello deve essere quello della città policentrica, il cittadino deve poter vivere a 15 minuti di mobilità dolce da parchi, servizi, scuola e lavoro. Il Comune di Torino ha intrapreso un percorso relativo alla mobilità ciclabile e all’istituzione di nuove zone pedonali, alla limitazione della velocità sui controviali cittadini. Continui con determinazione e coerenza in tale direzione, potenziando e proteggendo le nuove piste ciclabili e ampliando il numero delle zone interdette alle auto o a velocità ridotta. 3000 incidenti all’anno con una trentina di morti sono cifre ancora inaccettabili».