Questa mattina presso il palazzo dei Marescialli, si è svolta l’assemblea straordinaria del Csm, presieduta dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella. L’assemblea ha eletto come vice presidente, l’avvocato David Ermini (13 voti per lui, contro gli 11 di Alberto Maria Benedetti).

Ermini resterà in carica per il prossimo quadriennio ed è subentrato al vice presidente uscente Giovanni Legnini. Sin da subito tale nomina ha suscitato le polemiche dei 5 stelle e del vice premier Di Maio, il quale su Facebook ha scritto:

«È incredibile! Avete letto? Questo renzianissimo deputato fiorentino del Pd è appena stato eletto presidente di fatto del Consiglio Superiore della Magistratura. Lo hanno votato magistrati di ruolo e membri espressi dal Parlamento. Ma dov’è l’indipendenza? E avevano pure il coraggio di accusare noi per Foa che non ha mai militato in nessun partito. È incredibile. Ermini è stato eletto a marzo, si è fatto 5 anni in parlamento con il Pd lottando contro le intercettazioni: la riforma che abbiamo bloccato era proprio la sua. Ora lo fanno pure presidente. Il Sistema è vivo e lotta contro di noi».

Poco dopo anche il ministro della giustizia, il pentastellato Alfonso Bonafede, sempre su Facebook ha polemizzato:

«Penso che la franchezza sia un valore nelle relazioni istituzionali! Non posso non prendere atto che i magistrati del CSM hanno deciso di affidare la vice presidenza del loro organo di autonomia ad un esponente di primo piano del PD, unico politico eletto in questa legislatura tra i laici del CSM. In questi anni, da deputato mi sono sempre battuto affinché, a prescindere dallo schieramento politico, il Parlamento individuasse membri laici non esposti politicamente. Una battaglia essenziale, a mio avviso, per salvaguardare l’autonomia della magistratura dalla politica. Evidentemente sta più a cuore al ministro della Giustizia che alla maggioranza dei magistrati. Prendo atto che all’interno del CSM, c’è una parte maggioritaria di magistrati che ha deciso di fare politica! Ovviamente nulla di personale nei confronti del neo eletto vice presidente del CSM, David Ermini, a cui faccio i migliori auguri di buon lavoro. Continuo a credere che il rapporto tra il ministero e il Csm sia fondamentale per il buon funzionamento della giustizia e mi impegnerò sinceramente e serenamente in questa direzione. Ma ci sono atti che hanno un significato politico che non può essere ignorato».

Non sono mancati neppure i commenti dei due membri del Csm della corrente di magistratura “Autonomia indipendente”. Piercamillo Davigo e Sebastiano Ardita i quali hanno polemicamente dichiarato:

«Auguriamo al nuovo vicepresidente buon lavoro, ma abbiamo dichiarato sin dal primo momento che avremmo fatto una scelta diversa, puntando su una figura che fosse distante dalla politica. Prendiamo invece atto di una nomina che avviene a maggioranza risicata, dando l’immagine di una magistratura spaccata. Una scelta che si orienta su una personalità proveniente direttamente dalla politica attiva di partito, pur essendovi la possibilità di scegliere figure provenienti dal mondo dell’Accademia e dall’avvocatura. Una scelta che da la sensazione che il Csm sia un contrappeso del governo e che la magistratura sia legata ad una parte, in aperta contraddizione con quanto affermato dal Capo dello Stato nel suo intervento. Una scelta che risulterà incomprensibile per la gran parte dei magistrati, e che non sarà compresa neppure all’esterno».

Da parte sua, il neoeletto Ermini, subito dopo la nomina, si è rivolto al presidente della Repubblica Mattarella mettendo le mani avanti:

«Mi riporto alle parole che lei ha pronunciato in maniera forte durante la cerimonia di insediamento al Csm: la cosa principale è che nessuno di noi, dei cittadini, è al di sopra della legge. Dobbiamo tenere di fronte a noi la legge e la Costituzione. Il presidente della Repubblica è il garante della Costituzione, a cui mi rivolgerò in maniera pressante e continua durante il mio mandato».

Successivamente Ermini in un breve intervento ha puntualizzato:

«Ho chiesto la sospensione dell’iscrizione al mio partito perché ritengo che quando si assume un incarico istituzionale si deve avere la possibilità di essere libero. Chi arriva al Csm dismette la propria casacca e risponde solo alla legge e alla Costituzione».

 

Lorenzo Battiglia