Maurizio Beria, Presidente e Giorgio Merlo, Assessore Comunicazione dell’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea hanno scritto a una serie di autorità – da Giuseppe Conte a Roberto Speranza, da Cirio ai responsabili Uncem Marco Bussone e Uncem Piemonte Roberto Colombero – per sottoporre loro alcune considerazioni sul DPCM del 3 novembre.

Che “introduce norme e prescrizioni che, di fatto, bloccano nuovamente gli italiani nelle proprie case e nelle proprie comunità. Sotto questo ultimo versante, purtroppo, e seppur nel pieno rispetto di ciò che arriva dalla comunità scientifica e quindi dal Governo nazionale, vale un vecchio adagio. E cioè, regole uguali per realtà territoriali diverse non sono veramente uguali. Se, ad esempio, si obbligano i cittadini di Torino a spostarsi solo dentro la città, è di difficile comprensione che gli abitanti delle piccole comunità montane vengano costretti a restare nel proprio paese. Al senso del DPCM ci si sposta, infatti, solo dentro il proprio piccolo comune montano così come ci si sposta solo dentro una città da 50 o da un milione di abitanti. Altri spostamenti non sono previsti, salvo per motivazioni pertinenti e giustificate con autocertificazione. Già nella scorsa primavera avevamo richiamato l’attenzione che deve essere almeno la “valle” la dimensione per spostarsi liberamente in montagna, con la massima attenzione per evitare sempre e comunque il rischio contagio. Ma diventa francamente singolare vietare lo spostamento fuori dal piccolo Comune montano così come è vietato uscire dai confini di Torino, Milano, Bergamo o Aosta. Sono due modalità molto diverse e la specificità dei borghi, dei villaggi, dei paesi – di cui purtroppo molti sono ancora senza servizi e negozi – nei territori montani in “zona rossa” deve essere rigorosamente e normativamente riconosciuta. Ne va della credibilità del provvedimento ma anche, e soprattutto, della volontà di continuare a salvare la montagna e di evitare un ulteriore e forse irreversibile spopolamento ed abbandono”.