Dopo la chiusura dei centri diurni, la Regione si disinteressa dei loro utenti, anziani, minori e persone con disabilità. A un mese esatto dal Decreto Cura Italia, che all’articolo 48 tratta il tema dei centri diurni, la Regione Piemonte non si è ancora occupata di dare indicazioni uniformi sulla riconversione dei centri diurni in prestazioni individuali domiciliari.

Ho più volte sollecitato l’assessorato alla Sanità, deputato a dare direttive alle Asl, ottenendo in cambio silenzi o declinazioni di responsabilità. Siamo lontani dal modello della Regione Lazio, che già il 6 aprile si era dotata di un Protocollo regionale con garanzie per gli enti gestori sulla continuità retributiva, applicando il “vuoto per pieno”, con misure per la fornitura di Dispositivi di protezione agli operatori e con criteri di sostegno alla coprogettazione per attivare velocemente i servizi domiciliari.

Monica Canalis, vicesegretario e consigliere regionale Pd

In Piemonte, invece, ogni Asl va per conto proprio, con notevoli difformità territoriali e svantaggi per gran parte dei Piemontesi più fragili. Alcune Asl hanno addirittura bloccato le procedure.
Chiediamo all’assessore Luigi Icardi e al Direttore Generale Aimar di redigere al più presto un Protocollo unico regionale per non interrompere questi servizi essenziali per le persone più svantaggiate e per sostenere gli enti gestori che rischiano di chiudere per mancato pagamento, mettendo a rischio anche la ripresa.

Monica CANALIS

vice Segretaria Pd Piemonte e Consigliera regionale