Domenica 12 dicembre, a Roma, si è conclusa l’ultima edizione di Atreju, manifestazione organizzata da Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni, dal titolo “Il Natale dei Conservatori”.

Giorgia Meloni ad Atreju

La manifestazione deriva il suo nome, Atreju, dal protagonista del romanzo di Michael Ende “La Storia Infinita” poiché gli ideatori dell’evento volevano richiamarsi alla lotta del personaggio contro il Nulla che avanza dal punto di vista filosofico e morale, come ritenevano che accadesse nella nostra società. In quest’ottica, quest’anno ad accompagnare l’evento è stato allestito anche un mercatino di Natale con lo scopo di sostenere produttori e artigiani colpiti dalla pandemia senza dimenticarsi di una festa caratterizzante della cultura cristiano-europea. Tale scelta, come ha affermato Giorgia Meloni, è diventata involontariamente una risposta alla direttiva, emanata negli stessi giorni e poi ritirata, che in nome della volontà di creare uguaglianza suggeriva di abolire l’augurio “Buon Natale” perché non tutti festeggiano la nascita di Gesù. L’evento targato fin da subito ha assunto connotati diversi, da quelli soliti, risultando una festa ad ampio respiro che ospitato numerosi ospiti della società italiana, politici e non, anche internazionali come Marta Cartabia (ministro della giustizia), Carlo Bonomi (presidente della Confindustria), Roberto Mancini (allenatore della nazionale italiana di Calcio) fino a Ali Maisam Zazary (ministro degli esteri del fronte nazionale di resistenza afghana di Mossud). Alla festa dei conservatori sono stati anche accolti anche avversari politici come Enrico Letta (segretario nazionale Pd) e Giuseppe Conte (capo politico del M5S) e tale invito è stato visto, da un lato, come un tentativo di testare alleanze per l’elezione del nuovo Capo dello Stato, dall’altro, come banco di prova per Giorgia Meloni, che aspira a un ipotetico ruolo da primo ministro, in grado di dialogare con tutte le forze politiche la quale non ha mai nascosto di voler chiedere nuove elezioni dopo la nomina del successore di Sergio Mattarella.

Per fare un bilancio di questa edizione di Atreju abbiamo sentito la deputata torinese Augusta Montaruli, fedelissima della Meloni, che dagli albori di Fratelli d’Italia ne fa parte e che nel 2018 è stata eletta nel collegio di Torino- Vallette.

Che bilancio fa di questa edizione? Atreju quest’anno ha avuto moltissimi ospiti dimostrando di essere molto “aperta” possiamo definirla: “La Versiliana dei Conservatori”?

È stata una bellissima edizione la più lunga che io ho vissuto, la più insolita visto che si è tenuta a dicembre anziché a settembre come di tradizione. Aperta come sempre perché non abbiamo timore del confronto. Non so se si può definire Versiliana anche perché l’abbiamo dedicata al Natale, il natale dei conservatori. 

Sono stati affrontati numerosi temi come la giustizia e la questione Afghana. Qual è stato il tema più significativo per lei?

Con Atreju ogni anno cerchiamo di dare una visione dei nostri valori. Quest’anno ho avuto l’onore di dare il premio alla mamma di Willy Monteiro un ragazzo tragicamente ucciso per aver cercato di difendere un amico. Ecco credo che il volto di quel ragazzo riassuma il tema che più mi interessa, quello di una gioventù che non si allena a picchiare ma a lavorare come faceva Willy, che conosce il valore della solidarietà e non concepisce un amico invece come due muscoli aggiuntivi a cui affidarsi per intimorire, una gioventù che contrasta il modello Gomorra, fatto di stereotipi, droga e arroganza.

Alcuni hanno visto Atreju come un banco di prova per accordi sul prossimo Capo dello Stato. È vero? Cosa ne pensa di Berlusconi al Quirinale? 

Sicuramente è stato argomento di confronto e, grazie alle parole di Giorgia Meloni che ha chiesto un patriota al Quirinale, il dibattito è vivo. Non vedo ostacoli su una possibile candidatura al Quirinale. La priorità è che il Centrodestra esprima un nome unitario e di valore che possa dare garanzia, come la costituzione prevede, di quelle grandi riforme dello Stato che ormai non sono più prorogabili. Penso al presidenzialismo e alla necessità di avere governi stabili ma soprattutto eletti.

La candidatura di Berlusconi, se ci fossero sorprese durante le votazioni, non sarebbe un rischio per la tenuta del Centro-Destra?

Non credo. Oggi il Centrodestra ha il più ampio numero di grandi elettori per la presidenza ma ciò non significa che rinunceremo a trovare le convergenze come le norme costituzionali esigono. 

Se Draghi andasse al Colle, secondo lei, il Recovery Plan sarebbe compromesso?

Chiunque vada, non è compromesso. Ricordo che già ora il Governo è in ritardo sui fondi la cui gestione va comunque al di là della legislatura.

In Germania, finita l’era Merkel, parte della politica ha manifestato la volontà di tornare a politiche europee di austerità. Draghi al Quirinale darebbe più garanzie all’UE rispetto a un Draghi a Palazzo Chigi per scongiurare nuove politiche simili?

È un qualcosa di già scritto. La grande critica che faccio al governo rispetto ai fondi del Recovery è non aver agito perché non si vincolassero al rispetto delle risoluzioni-paese pre pandemia. 

 I maliziosi dicono che Atreju è un modo per far dimenticare le inchieste di Fanpage. Cosa risponde?

Atreju c’è da molto prima che esistesse Fanpage. Personalmente è la mia ventesima edizione, veniva realizzata quando nessuno neppure immaginava di poter essere in Parlamento o in qualunque sede istituzionale.

Lorenzo Battiglia