Le immagine inedite e sconvolgenti del giorno dell’Epifania del 2021 che provenivano dall’America sono destinate ad entrare nella storia politica mondiale. L’assalto al Congresso di migliaia di persone e il caos che ne è seguito è tuttora oggetto di profonde riflessioni politiche, culturali e forse anche comportamentali e personali. Non a caso, la richiesta di destituire il Presidente uscente Trump attraverso l’ormai famoso articolo 25 del regolamento che prevede la destituzione del Presidente in quanto incapace ad assolvere alla funzione di governo e di rispetto dei doveri che comporta quell’incarico, la dice lunga sul tasso di conflittualità che ormai separa l’ultima gestione politica degli Stati Uniti dal nuovo corso guidato da Joe Biden.

Il presidente eletto degli USA, Joe Biden

Certo, dopo la parentesi Trump, che tra l’altro ha ancora ottenuto oltre 74 milioni di voti alle recenti elezioni di novembre, si apre veramente una pagina nuova per l’amministrazione americana e per tutto il popolo americano. L’obiettivo centrale resta quello di “riconciliare la più grande ed antica democrazia del mondo, sempre che non si radicalizzi lo scontro politico e non si inneschi un meccanismo di deriva violenta. Come ha scritto con lucidità Lucio Caracciolo, “l’avvento di Biden, il prossimo 20 gennaio, non sarà l’inizio di un nuovo capitolo. Sarà, invece, il tentativo di chiudere quello in corso. Ovvero, di liquidare definitivamente Trump. Soprattutto di sedare i trumpisti in rivolta. Con le cattive, se necessario. Impresa ardua. Oggi in America i modi e i costumi su cui si è finora retta la Nazione, da cui derivano le regole del gioco politico/istituzionale e la bilancia dei poteri domestici, non funzionano più in automatico. Urge inventare e imporre nuove regole, a cominciare da quelle che stabiliscono come eleggere il Presidente”.

Il presidente uscente degli Stati Uniti, Donald Trump

E la vera sfida politica che attende la gestione Biden è proprio quella di saper depotenziare il trumpismo, al di là del futuro politico e personale di Trump. Del resto, non è possibile avviare una progressiva e necessaria riconciliazione politica, culturale, etnica e sociale del popolo americano se non vengono isolate le tentazioni populiste ed estremistiche che hanno caratterizzato larga parte dell’Amministrazione Trump. Un’iniziativa politica che proprio l’anziano leader democratico può mettere a segno se riesce a rilanciare una proposta capace di individuare un obiettivo che faccia anche rinascere entusiasmo in larga parte del popolo americano, oggi piegato da una crescente disparità sociale con disuguaglianze sempre più preoccupanti e con una povertà esponenziale dei ceti popolari e del ceto medio che richiede una immediata inversione di rotta.

Le prime settimane della gestione Biden saranno comunque decisive. Sia per l’archiviazione della stagione di Trump e forse del trumpismo – operazione indubbiamente più difficile -, sia per inaugurare una nuova stagione democratica, liberale e socialmente più avanzata.

Stefania Parisi