Svezia e Finlandia possono entrare nella NATO?

Questa è la domanda del dibattito italiano, ora svanito, di alcune settimane fa, seguito alla richiesta delle premier socialdemocratiche svedese e finlandese, Magdalena Anderson e Sanna Marin, di accelerare l’ingresso nell’Alleanza Atlantica.

 

La fine della neutralità?

Opinionisti e politici contrari sostengono che ciò comporterebbe un ritardo della pace in Ucraina. Fa riflettere che l’opinione legittima esca dalla bocca di cittadini di un paese, l’Italia, che dal 1949 è tra i fondatori dell’Alleanza. La NATO, al di là di tutte le critiche che possiamo rivolgerle, in 73 anni di vita, ha preservato l’Europa dallo scoppio di un conflitto mondiale e, forse, recentemente ha impedito a Putin di invadere stati come i Paesi Baltici o la Polonia. I contrari sostengono, inoltre, che la scelta di Svezia e Finlandia metta fine alla neutralità che ha contraddistinto questi paesi.

 

Il trattato di Lisbona

Ma davvero, negli ultimi anni, possiamo definire questi stati neutrali? Nel 2007, il primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt e quello finlandese Matti Vanhanen firmarono il trattato di Lisbona, assieme agli altri membri dell’UE. All’articolo 42 sulla difesa comune è esplicitato che, in caso di aggressione armata, nel territorio di uno stato dell’unione, gli altri stati sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso. Questo articolo non è bastato agli scandinavi per stare tranquilli in caso di attacco russo. Oggi il 70% dei finnici si dice favorevole all’ingresso nella NATO, contro il 20% di due mesi fa.

 

Svezia e Finlandia e il timore verso la Russia

Ma lo scetticismo dei finlandesi verso i russi ha origini lontane quando, dopo l’annessione della Finlandia all’impero dello zar Nicola I, che lasciò la regione abbastanza libera, sotto gli zar Alessandro III e Nicola II la dominazione si fece più oppressiva. Nonostante la Finlandia si fosse proclamata indipendente e neutrale nel 1917, ciò non servì ad evitare l’invasione dell’armata rossa nel 1939.

 

Bunker e quasi un milione di cittadini addestrati

Negli anni il paese si è attrezzato fino a creare bunker sotterranei, sparsi per tutto il territorio, in grado di proteggere i cittadini da attacchi nucleari e chimici. Inoltre, la Finlandia possiede 900 mila persone addestrate a combattere su una popolazione di 5 milioni di abitanti e assieme alla Svezia partecipa agli addestramenti della NATO.

 

Washington e le perplessità della Turchia

Ora il destino dei paesi scandinavi è nelle mani di Washington che dovrà far rientrare le perplessità della Turchia, sull’ingresso, poiché contraria al fatto che i due stati ospitino ribelli curdi (ndr Occorre che tutti i paesi Nato siano d’accordo sull’entrata di Svezia e Finlandia).

Una cosa è certa: se noi tutti ci definiamo democratici, tanto da schierarci contro la Russia, perché dovremmo negare a Svezia e Finlandia di esaudire le loro volontà?

Lorenzo Battiglia