Le vicende terribili ed agghiaccianti di cui ci arrivano notizie dall’Afghanistan ci riportano ad una situazione che pensavamo di non rivedere più. Una situazione fatta di violenze, di morte, di fanatismo, di intolleranza, di integralismo e, probabilmente, di conflitti tra Stati e tra paesi nel futuro. È un film a cui già abbiamo assistito vent’anni fa quando i Taliban conquistarono con la violenza più bieca il potere di quel paese innescando un meccanismo di oscurantismo e di terrore difficilmente spiegabili sotto il profilo della razionalità e degli stessi principi umanitari. Ma quella esperienza, almeno così pare, è stata presto dimenticata e quel terribile film lo rivediamo in queste ore su tutti gli organi di informazione.

Foto Agensir

Al di là delle scene di violenza inaudita e di ritorno ad una convivenza dove saltano tutti i meccanismi legati a qualsivoglia principio democratico, di uguaglianza, di libertà, di giustizia sociale e civile, di rispetto delle persone – in particolare delle donne – e di tolleranza e riconoscimento del dissenso, quello che adesso è sempre indispensabile conoscere e sapere è la reazione della comunità internazionale di fronte a questa ennesima tragedia. Che il governo americano abbia fallito è fuor di dubbio. Ma l’attenzione maggiore adesso guarda a cosa farà la Cina e, soprattutto, a come si comporterà la Russia di Putin. A quanto pare i due paesi avrebbero già manifestato la piena disponibilità a collaborare con i nuovi padroni del terrore dell’Afghanistan. Se così fosse la “questione afghana” sarebbe destinata inesorabilmente a segnare i nuovi equilibri geopolitici sull’intero scacchiere mondiale. Lo vedremo nelle prossime settimane.

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Per il momento un solo dato è chiaro. E cioè, in quel paese e in quei paesi nessuna democrazia può essere esportata. Nessun rispetto dei diritti civili e democratici può essere ripristinato. È duro e drammatico ammetterlo, eppure è così. Ce lo dice la storia, ce lo dice l’esperienza di questi anni e soprattutto ce lo raccontano gli episodi drammatici a cui assistiamo in questi giorni incollati alla televisione e scorrendo le agenzie. Mai come oggi ritorna centrale la politica estera. Anche per il nostro paese. Al riguardo, abbiamo una sola speranza. Il Presidente del Consiglio Mario Draghi.

Stefania Parisi