Scritto nel contesto della guerra d’aggressione degli Stati Uniti ai danni del Messico, il libro offre ancora oggi spunti di riflessione su molteplici questioni sociali e politiche

Disobbedienza civile

Henry David Thoreau, Disobbedienza civile. Prefazione di Paolo Gulisano. Introduzione di Martino Laurenti. Postfazione di Marco Civra. Ivo Forza-Vita editrice, € 9.
Il libro è disponibile presso la redazione di Vita Diocesana e presso la libreria Mondadori di Pinerolo.

 

«Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto». Tutti abbiamo letto o ascoltato almeno una volta nella vita queste parole. Sono quelle pronunciate dal professor John Keating, magistralmente interpretato dal compianto Robin Williams, nel film del 1989 diretto da Peter Weir, “L’attimo fuggente”. La citazione è tratta dal libro “Walden ovvero Vita nei boschi”, l’opera più nota del pensatore e scrittore statunitense Henry David Thoreau (1817 –1862). Forse meno noto, ma forse ancora più incisivo nella storia del pensiero occidentale, è stato il suo saggio “Resistance to Civil Government” scritto nel 1848, poi pubblicato come “Civil disobedience” dopo la morte dell’autore. Questo breve ma intenso testo vede ora una nuova traduzione ed edizione per i tipi di Ivo Forza e Vita Editrice, in un contesto storico tragicamente analogo a quello che diede a Thoreau l’occasione per pronunciare le sue riflessioni.

«Lo studioso del Massachussets – scrive nella prefazione lo scrittore e medico Paolo Gulisano – era stato arrestato per essersi rifiutato di pagare la tassa (poll-tax) che il governo statunitense aveva imposto ai suoi cittadini per finanziare la guerra d’aggressione al Messico, una guerra fatta per strappare grandi territori allo Stato centramericano, un conflitto mosso dall’avidità economica, ma caratterizzato anche da elementi razzisti e di odio religioso verso il Messico ispanico e cattolico. Questa guerra che serviva a incrementare i privilegi di pochi, venne fatta pagare a tutti i cittadini statunitensi. Thoreau giudicò questo conflitto, che la retorica americana celebrò facendo della Battaglia di Alamo una delle prime “epopeee” (e facendo di un politicante massone e razzista come Davy Crockett un eroe popolare), assolutamente immorale e la tassa contraria ai princìpi di libertà, dignità e uguaglianza sui quali avrebbero dovuto fondarsi gli Stati Uniti d’America. Per questo fu incarcerato. Quando uscì, aveva maturato un nuovo giudizio sullo Stato».

Quando Thoreau scrive “Civil Disobedience”, si stanno consumando gli ultimi atti della guerra fra Stati Uniti e Messico (1846-1848). Nelle elezioni presidenziali del 1845 era uscito vincitore il democratico James K. Polk, fautore di una politica espansionista e aggressiva sostenuta dagli agrari interessati alle terre del sud-Ovest. L’annessione del Texas – di fatto indipendente dal 1836 – e l’invio di un contingente militare ai confini della repubblica centroamericana provocarono la reazione messicana. Il 2 febbraio 1848 – nei giorni in cui Thoreau pronunciava questo testo davanti al Concord Lyceum – Stati Uniti e Messico firmavano il trattato di Guadalupe Hidalgo, mediante il quale l’Unione ottenne dal Messico i territori dei futuri stati della California, dell’Arizona, del Nuovo Messico, del Nevada, dello Utah e parte del Colorado.

L’autore è categorico: «Questo popolo deve smettere di tenere schiavi e di fare guerra al Messico, anche se ciò dovesse costargli la sua esistenza come popolo» e chiede apertamente di esercitare la virtù del coraggio, di rigettare qualunque assoggettamento da servi al potere dello Stato. «Una delle idee principali del saggio – prosegue Gulisano – è che qualsiasi forma di governo limita drasticamente la singolarità di ogni individuo, perché significa far decidere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato unicamente a coloro che sono al potere, non tenendo conto del parere e delle esigenze del popolo; la legge non rende perciò l’uomo giusto, lo rende anzi ingiusto quando egli, fedele ai suoi valori ed alla sua libertà, non la rispetta. Più che “il governo migliore è quello che governa meno”, Thoreau sostiene quindi l’idea che “il governo migliore è quello che non governa affatto”».

La pubblicazione di Ivo Forza-Vita Editrice offre anche due ulteriori contributi. Il primo è dello storico Martino Laurenti, già assessore alla cultura della città di Pinerolo e il secondo è dell’editore Marco Civra che, nella postfazione, focalizza una delle questioni soggiacenti alla riflessione di Thoreau: «Quali sono i limiti che il cittadino libero deve porsi quando coloro che governano rispettano formalmente la Costituzione e le leggi vigenti, ma le utilizzano di fatto per consolidare la propria permanenza al potere?»

«La lettura di Civil Disobedience – osserva Laurenti – ci aiuta così a comprendere quanto sia importante – in ogni momento, e quando si ritiene necessario – dire di no, rifiutare di “eseguire un ordine”. Per un sistema pienamente democratico e libero, la riflessione di Thoreau costituisce un passaggio imprescindibile».