Si è chiuso il weekend di apertura del TFF e insieme a tanti ospiti d’onore, quali l’attore Malcolm McDowell e la cantante Noemi, la manifestazione cinematografica piemontese ha offerto nuove interessanti opere. Mantenendo il suo solito piglio di festival cinematografico sperimentale e cinefilo, ma allo stesso tempo popolare, il Torino Film Festival propone opere prime di registi esordienti ma anche film di autori affermati e poco conosciuti dal pubblico.

 

COMA di Bertrand Bonello

 

Bonello, autore francese ormai al suo decimo lungometraggio, continua ad affrontare la tematica ricorrente dell’adolescente messo di fronte al mondo che lo circonda.

Nel farlo parte da una lettera a sua figlia, un semplice cortometraggio introduttivo, alcune scritte che passano sotto immagini difficilmente decodificabili ma che ci introducono nel pensiero dell’autore. 

 

Non è il solo momento sperimentale del film: l’opera che vede una ragazza interpretata da Louise Labeque vivere dentro la propria cameretta durante una quarantena, cambia infatti continuamente formato, stile e tono. Si passa dalla commedia assurda in step motion delle bambole, allo stile in prima persona degli incubi della ragazza fino ad alcune parti animate.

Un dialogo continuo tra l’autore e la ragazza, alter ego della figlia, che pone continuamente dubbi e riflessioni sulla quarantena vissuta dagli adolescenti, nell’età di confine tra l’esser ragazzi e adulti.

Un film consigliato a chi è avvezzo a film sperimentali e complessi, non per tutti i palati.

 

 

RODEO di Lola Quivoron

 

Opera prima della regista francese, Rodeo è un racconto feroce che ci presenta la figura di Julia, ragazza che arriva dalle zone popolari e periferiche delle città francesi e che vive rubando moto. Proprio le moto sono al centro della storia di Julia, sua grande passione che la porta ad approcciarsi ad una banda di giovani biker che la accoglieranno in cambio del suo talento nelle truffe. 

La storia ci viene raccontata senza freni da parte della Quivoron, presentandoci un ventaglio di personaggi che vivono in un mondo crudele e a loro volta si presentano così, come bestie feroci, sempre pronti a seguire la legge del più forte. 

 

Il modo in cui questo mondo ci viene narrato, i personaggi che presenta, ricordano quelli dei primi film dei fratelli Dardenne. 

Forse il più grande difetto del film si può trovare proprio in questo paragone: mentre i fratelli Dardenne seguivano i personaggi in storie che arrivavano alla propria conclusione coerentemente con essi, il film della Quivoron si sente troppo legato alle esigenze narrative, portandoci un doppio colpo di scena finale, un primo piuttosto telefonato e un secondo decisamente meno, che sembrano porre i personaggi su dei binari prestabiliti.

Un film consigliato ad un pubblico adulto, in grado di coinvolgere grazie ai personaggi originali ma che sembra non slegarsi da quei difetti propri di molte opere prime.

 

Federico Depetris