È stato un inizio settimana impegnativo per il Torino Film Festival, che ha visto presentare diversi film in concorso ma soprattutto molte opere fuori concorso che incorniciano una rassegna variegata e sperimentale. Opere che arrivano da tutto il mondo, capaci di presentare spaccati di realtà di luoghi lontani o fantasie di autori in ascesa.

Proprio di quest’ultima categoria fa parte “La Piedad”, opera seconda di Eduardo Casanova, regista spagnolo che ha fatto molto parlare di sé nel 2017 con Pieles (Pelle), commedia drammatica dell’assurdo su un gruppo di persone affette da deformazioni che si isolavano dalla società.

In questo nuovo film non si può dire che Eduardo Casanova sia tornato su binari più convenzionali, narrandoci una fantasia camp e violenta, condita da un umorismo nero che stranisce più che divertire. L’opera segue la relazione tossica tra una madre e suo figlio, tracciando un parallelo con la dittatura presente in Nord Corea. Il film si presenta fin da subito con uno stampo quasi teatrale, proponendoci ambienti e situazioni chiuse, fittizie e non nascondendo la sua natura eversiva tramite inquadrature che disorientano lo spettatore. Casanova pone allo spettatore una strana creatura, 80 minuti di disagio, di situazioni ambigue e scene al limite, che possono allontanare gli spettatori che si approcciano all’opera senza aver chiara la visione del regista. Lo stesso ambizioso parallelo tra la “dittatura” della madre verso il figlio e quella della Corea del Nord funziona solo grazie alla messa in scena grottesca dell’opera, nascondendo un fil rouge sottile e pretenzioso. La forma barocca e invadente dell’opera si presta alla rappresentazione della realtà dei personaggi, un mondo finto e distorto. Su questo campo sono anche importanti le interpretazioni dei protagonisti Manel Llunell e Angela Molina, calati in ruoli non facili e che li spingono verso scene difficili da metabolizzare.

Un film destinato a dividere, che troverà sicuramente degli estimatori, ma altrettanti detrattori. Consigliato a chi ama vedere scene gore o ambigue, a chi ama i film divisivi e stranianti, fino al limite di risultare a tratti ripugnante. Sconsigliato a tutti gli altri.

 

Federico Depetris