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Cronaca  

Stefano Cambiano, l’ingegnere che trasformò il volto di Pinerolo. Intervista all'architetto Alberto Trombotto

Stefano Cambiano, l’ingegnere che trasformò il volto di Pinerolo. Intervista all'architetto Alberto Trombotto

Dall’ex Seminario al Duomo, passando per piazza Barbieri e San Maurizio: l’architetto Alberto Trombotto racconta la riscoperta di una figura centrale per la storia urbana pinerolese

L’architetto Alberto Trombotto

A margine della mostra “Stefano Cambiano l’Ingegnere. Patrimonio pinerolese tra consapevolezza e tutela”, inaugurata ieri pomeriggio al Museo Diocesano di Pinerolo alla presenza del vescovo Derio, abbiamo incontrato l’architetto Alberto Trombotto, tra i curatori dell’esposizione insieme a Marco Calliero, Mariella Fenoglio e Remo Caffaro.

«Ci siamo accorti che Cambiano era ovunque a Pinerolo, ma quasi nessuno conosceva davvero la sua storia». È da questa intuizione che ha preso avvio la ricerca di Trombotto. «L’idea è nata durante la mia tesi di laurea in Architettura per il Patrimonio al Politecnico di Torino – spiega -. Volevo cercare una figura pinerolese ancora poco indagata. Dopo molte ricerche, insieme al relatore Riccardo Rudiero, siamo partiti dallo studio dell’ex Seminario di Pinerolo, in via Trieste, e da lì si è aperto un mondo».

Proprio l’ex Seminario vescovile è stato il punto di partenza per riscoprire il ruolo dell’ingegner Stefano Cambiano, protagonista di numerosi interventi che ancora oggi caratterizzano il volto della città. «Cambiano era in stretto contatto con il mondo torinese dell’epoca e portava a Pinerolo innovazioni tecniche e architettoniche che arrivavano da Torino e dall’Europa».

Tra gli edifici più significativi realizzati dall’ingegnere, Trombotto cita gli interventi nelle cappelle laterali del Duomo di Pinerolo, realizzati su disegno di Edoardo Arborio Mella, l’edificio oggi sede della banca Intesa Sanpaolo in piazza Barbieri, Villa Facta sulla collina e il complesso di fronte al Santuario Madonne delle Grazie, a San Maurizio, con la scalinata, il piazzale e gli spazi sottostanti. «Molti di questi luoghi li viviamo ogni giorno, ma sappiamo pochissimo della loro origine e della loro importanza».

Particolarmente innovativo fu l’utilizzo del cemento armato, che Cambiano adottò precocemente anche dal punto di vista estetico e decorativo. «Nell’edificio di piazza Barbieri si vede bene questo nuovo sistema costruttivo fatto di pilastri e spazi più aperti. Ma ciò che colpisce è la sua attenzione quasi artigianale ai materiali e alle maestranze».

Lo studio dei documenti di cantiere ha infatti permesso di evidenziare la precisione con cui Cambiano indicava modalità di posa e accostamenti dei materiali. «Per lui non era solo funzionalità. Cercava un equilibrio tra ingegneria, architettura e bellezza».

Una ricerca che, assicurano i curatori, è solo all’inizio. «Abbiamo dovuto fermarci perché il materiale continuava ad aumentare. È davvero un pozzo senza fondo».

P.R.

Da sinistra: l’architetto Alberto Trombotto, il vescovo Derio, la direttrice del Museo Mariella Fenoglio, l’archivista Marco Calliero, il fotografo Remo Caffaro

La mostra sarà visitabile sino a domenica 19 Luglio 2026 con orario il sabato 16/18; domenica 10/12-16/18.

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