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Cultura  

Segni della religiosità popolare nel nuovo libro di Avondo

Segni della religiosità popolare nel nuovo libro di Avondo

Forse siamo troppo abituati a viverci accanto che quasi non ci accorgiamo più di loro. Sono i segni del sacro. Quelli imponenti e quelli minuscoli. Quelli di un passato remoto ma anche quelli di un passato abbastanza recente che ha visto protagonisti i nostri nonni e i nostri padri.

Se ne occupa in un nuovo libro, con un particolare attenzione al mondo contadino e alpino, Gian Vittorio Avondo.

Il testo, scrive Renato Grimaldi nella prefazione «propone un’interessante ed esaustiva panoramica dei diversi e numerosi segni devozionali che identificano l’espressione di una religiosità popolare molto diffusa, presenti su una vasta area del settore occidentale del Piemonte, toccando la catena alpina nel tratto compreso tra Cozie e Graie fino ai torrenti Stura di Demonte e Stura di Lanzo, territorio che arriva fino ai 2.000 metri sul livello del mare. Particolare attenzione viene dedicata ai santuari, alle cappelle votive, alle “Mistà” (immagini religiose dipinte sui muri delle case che nel XVIII secolo servivano a rendere manifesta la buona condizione economica del committente), oratori, cimiteri, croci sulle vette, compagnie e confraternite, iconografia dei santi del territorio ed ex-voto, oltre che segni di influenza di stampo protestante».

I segni sacri con cui l’uomo, nel tempo, ha marcato il territorio, spiega l’autore «non si riferiscono soltanto alle chiese, che ancora oggi, oltre rappresentare il centro geografico dei paesi, ne rappresentano pure il centro sociale e culturale, si rifanno a miriadi di strutture più o meno antiche e più o meno significative dal punto di vista storico-artistico, ma fondamentali dal punto di vista religioso perché espressione di una fede radicata e profonda»

Il libro di Gian Vittorio Avondo “Nel segno del sacro  Percorsi devozionali nel mondo contadino  alpino e della pianura”, edito per i tipi di Marcovalerio, sarà disponibile in tutte le librerie dal 14 novembre e online su www.marcovalerio.it

 

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