Il 16 maggio 1939 Mussolini – dopo essersi soffermato un paio di giorni a Torino per incontrare le autorità comunali, ma soprattutto per inaugurare solennemente lo Stabilimento FIAT a Mirafiori – visitò la città di Pinerolo, in una circostanza di consueta abitudine propagandistica cui il Duce si sottoponeva volentieri per fare visita alle località regionali nelle quali rimarcare la presenza del proprio regime.
Questa escursione, che era stata combinata in un più complesso itinerario di visite ad altri luoghi piemontesi (prima a Torino, e subito dopo a Susa, Asti, Alessandria, Vercelli, ed Aosta) nel caso pinerolese rivestiva una particolare importanza in quanto, proprio il suo predecessore istituzionale – prima dell’avvento del fascismo – alla Presidenza del Consiglio dei Ministri del Regno sabaudo, Luigi Facta, che era nativo e cittadino proprio di Pinerolo, aveva cercato, nel 1922, di impedire la Marcia su Roma avvisando le autorità preposte (ed a cui però il Re in persona – Vittorio Emanuele III – rifiutò di dichiarare il richiesto stato di assedio, consentendo al fatidico evento del primo atto nazionale di forza del partito fascista di verificarsi addirittura con una autorizzazione ufficiosa).
Così Benito Mussolini, un quindicennio dopo quella situazione, accede al pinerolose come una sorta di trionfatore, in quella città del suo acerrimo avversario ideologico, per dichiarare il proprio ottenuto successo personale e politico. Con Achille Starace (Segretario del Partito Nazionale Fascista) e Pietro Badoglio (Generale dell’Esercito Regio e poi Maresciallo d’Italia), insieme ad altri gerarchi fascisti, egli effettua la visita di ricognizione ufficiale del Piemonte partendo da Susa, per raggiungere poi Bardonecchia, Pinerolo, Santena (sostando alla Tomba di Camillo Benso Conte di Cavour), toccare la Villanova astigiana e recarsi quindi ad Asti, Alessandria, Casale Monferrato, Vercelli; da dove salì quindi a Cogne, concludendo l’itinerario ad Aosta.
La sequenza del percorso piemontese è riportato non in un solito documento scritto di genere notiziario, bensì fu trasmesso da un mezzo di informazione più speciale per la comunicazione di eventi politici importanti o solamente comuni, in genere insolito ma che all’epoca stava diventando molto diffuso e popolare, ed utilizzato infatti ampiamente per la assillante propaganda di regime. Si tratta di un meticoloso documentario cinematografico, in bianco e nero con sonoro, della agenzia di informazione pubblica dell’epoca, l’Istituto Nazionale Luce, dalle cui riprese vengono rappresentate le località (ed i luoghi specifici per alcuni posti) che sono state visitate: un lungo e movimentato percorso corredato da immagini veloci ma significative, ed accompagnato da orecchiabili musiche militari d’epoca, cameratesche e popolari, con un incalzante ritmo informativo, continuo e senza interruzione: quasi come un autentico avanzamento a marcia forzata.
La permanenza pinerolese di Mussolini tuttavia è breve – come del resto lo è stato anche per gli altri siti – ed inizia al Campo Baldissera dove Mussolini «visita ufficiali e allievi della Scuola di Cavalleria», che «eseguono esercizi con carri armati e poi a cavallo».
L’accoglienza dei gerarchi fascisti è tuttavia stata sapientemente combinata nella sua grandiosa esteriorità di immagine: l’ingresso a Pinerolo viene enfatizzato da imponenti addobbi posticci (la città è «imbandierata e con le organizzazioni esultanti sui lati della strada») ed in particolare rimarcato tramite un arco trionfale «con la scritta Grazie Duce» e una enorme – immancabile – M maiuscola; mentre l’itinerario cittadino comprende la ricognizione alla Scuola di Applicazione di Cavalleria, la sosta più prolungata alla Casa del Littorio (l’odierna sede della Guardia di Finanza) dal cui balcone (secondo il caratteristico stile di arringa oratoria rivolto alle masse) il Duce scenicamente si affaccia «per salutare la popolazione», scendendo infine in strada per incontrare la gente, e stare particolarmente – in un ultimo atto di esaltazione pubblicitaria – «insieme alle donne, e i bambini nelle carrozzine addobbate con bandiere e nastrini».
Dopo questa dinamicizzata congerie di visite ufficiose e passaggi cittadini, tutti effettuati su imponenti convogli automobilistici di circostanza, con nere auto Balilla scoperte (le famose 508L a 6 posti, appena realizzate nel 1938), il corteo mussoliniano esce da Pinerolo per recarsi a Santena, e poi negli altri luoghi indicati.
È interessante notare, in questo notiziario cinematografico, come la condizione reale – anche soltanto topografica – della città pinerolese (similmente alle altre località urbane e territoriali visitate) venga scarsamente illustrata nei dettagli, bensì rivolta – fuggevolmente ma con particolarità – alle sole costruzioni eseguite dal regime fascista: dando una succinta interpretazione del contesto cittadino nei suoi siti ed edifici di maggiore corrispondenza enfatica verso le aspettative civiche – e belliche – segnate dall’intervento di marca tipicamente mussoliniana.
Un resoconto visivo che agli spettatori del documentario tende a lasciare un ricordo di quelle località esclusivamente fascista, senza altra remissione di possibilità di esistenza storica, e dell’epoca.

Corrado Gavinelli