La nostra progenie umana, cui tutti noi inevitabilmente siamo collegati per sembianze e discendenze, deriva indubbiamente da quel primitivo essere che circa quattrocentomila anni fa ha fatto la sua comparsa, ed i cui primi resti fossili più completi sono stati ritrovati nel 1856 in Germania, presso Düsseldorf, nella Forra di Neander della regione renano-westfaliense. Questo nostro antenato visse particolarmente nell’Europa occidentale tra Portogallo, Spagna, Francia, Belgio e Germania, e ovviamente in Italia, diffondendosi velocemente anche nell’immediato Oriente e in Africa.
La sua capacità di sopravvivenza, anche in climi piuttosto diversificati e rigidi, dipendeva dalla propria versatilità fisica e intellettuale: era un forte cacciatore, consumatore di una dieta differenziata (prevalentemente carnivoro, ma mangiatore anche di vegetali, legumi, e noci), abile forgiatore di utensili (armi, e suppellettili domestiche), e perfino un capace artista creatore di ornamenti – monili e addobbi personali – e delle prime opere scultoree della storia umana; ma soprattutto dotato della parola, con cui attuava importanti relazioni di comunicazione sociale, e rivolto a pratiche spirituali, riguardanti le credenze magiche della fertilità e soprattutto nel culto ancestrale della sepoltura.

L’immagine trogloditica e la versatilità neandertalense

La sua fisionomia (dagli illustratori ottocenteschi alquanto accentuata per evidenziarne i tratti primitivi), era quella del tipico troglodita, rozzo e selvaggio, con una corporatura piccola e tarchiata, ed un viso contratto e ringrugnito (fronte bassa con archi sopraorbitali sporgenti, lineamenti marcati, naso grosso e mento sfuggente): che, al cospetto del più fisicamente evoluto Uomo di Cro-Magnon con cui convisse quasi 10 mila anni prima di estinguersi, poteva apparire arretrato.
Eppure, il Neandertaliano si dimostrò capace e intelligente al pari del proprio coetaneo più giovane; al quale anzi, insegnò tutte le tecniche primitive ma raffinate che il suo continuatore poi proseguì e perfezionò nelle epoche successive.
Basti ricordare, tra i vari ritrovamenti dispersi di manufatti neandertalensi a carattere precipuamente artistico, la sorprendente statuetta della Venere di Schelklingen ritrovata nella Grotta di Hole-Fels in Baviera dall’archeologo tedesco Nicholas Conard nel 2006: alta soltanto sei centimetri e sagomata (nell’avorio di una zanna di elefante) rozzamente ma con precisa definizione anatomica marcata, per quel suo ruolo magico-rituale di emblema della fertilità dai tratti erogeni esageratamente accentuati per cui è stata realizzata, questo semplice oggetto artigianale, oltreché essere la più antica scultura antropomorfica della preistoria (risalente a 40.000-31.000 anni fa) è anche l’antesignana delle altre numerosi cosiddette Veneri matriarcali elaborate dall’Uomo primitivo nel suo percorso secolarmente evolutivo.

L’esposizione pinerolese

In Italia L’Uomo Neandertalese visse tra gli 80.000 e i 40.000 anni fa, diffuso su tutta la penisola (sono stati trovati reperti fossili di ossa e strumenti litici in Veneto, Toscana, Lazio, Abruzzo, Campania, Calabria, Puglia, e Lombardia) ma è particolarmente in Liguria che mostra una sua maggiore attestazione di insediamento (sui Balzi Rossi presso Ventimiglia, a Finale Ligure, e tra Albenga e Savona); mentre in Piemonte è stato ritrovato particolarmente sul rilievo montuoso di Monfenera presso Borgosesia (dei cui scavi nella Mostra pinerolese si dà una specifica descrizione), nella cosiddetta grotta Ciota Ciara o Ciutarùn.
La portentosa esposizione scientifico-documentaria su “Il primo popolamento del Piemonte” attuato dal preistorico (del Paleolitico Superiore) Uomo di Neandertal “nostro antenato” che in questi giorni è aperta al pubblico a Pinerolo nella Chiesa di Sant’Agostino ed alla Biblioteca Civica Alliaudi, organizzata dal CeSMAP (Centro Studi e Museo d’Arte Preistorica) e relativo Museo Civico di Archeologia e Antropologia pinerolesi con il coordinamento del suo direttore Dario Seglie e con l’allestimento progettato da Tere Grindatto (effettuata per incarico dell’IFRAO – la Federazione Internazionale per l’Arte Preistorica – e con il patrocinio dell’UISP, la Unione Internazionale di Scienze Preistoriche e Protostoriche dell’Unesco), riporta ed esibisce esplicitamente questa storica vicenda dei nostri predecessori arcaici, con dovizia di descrizioni e di immagini illustrative ricostruite delle condizioni ambientali e umane di quell’epoca straordinaria di evoluzione fisica dell’Uomo, della quale ancora adesso noi conserviamo, in parte, tratti fisici e modalità mentali.

Corrado Gavinelli