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Cultura  

Nei nuovi drabble di Patrizio Righero il confronto tra umano e non-umano

Nei nuovi drabble di Patrizio Righero il confronto tra umano e non-umano

Dopo il piacevolissimo “Gli ultimi giorni del mondo”, una raccolta di 100 drabble, ossia racconti brevi) uscita qualche anno fa per Vita-Marcovalerio, lo scrittore Patrizio Righero ci sorprende con una seconda raccolta di drabble (50 questa volta) dal titolo “Di anime, di robot e di altre sciocchezze” che si differenzia in parte dal “fratello maggiore” perché non è soltanto improntato al futuro (apocalittico o meno) ma più variato cronologicamente: sembra un libro più rilassante  e variegato, i racconti assomigliano a una serie di  veloci arpeggi musicali tutti diversi. Tocca temi molto vari ma sempre carissimi agli appassionati di fantascienza, utopia, distopia e anche ai lettori che frequentano la fantascienza solo ogni tanto, timorosi di essere coinvolti in dettagli tecnici e diavolerie fisico-nucleari.

Ma cosa è precisamente un drabble? Un drabble è un racconto breve, di cento parole al massimo: una situazione, drammatica o avventurosa o semplicemente curiosa, poche rapide pennellate e un finale spesso sorprendente o paradossale.

Proprio il contrario di una massiccia narrazione epica come Star Wars, o altri classici della fantascienza, letterari o cinematografici, il drabble è una cosa breve ed efficace come una forte raffica di vento che corre improvvisa su di una placida pianura.

“Mega biblìon mega kakòn” ossia “un gran libro è un gran male” diceva il poeta ellenistico Callimaco (310-240 a.C.), squisito autore di brevi ed eleganti componimenti poetici e nemico giurato dei poemi epici lunghi e prolissi. Sembra che il modernissimo drabble abbia tenuto conto dell’intuizione estetica del geniale alessandrino e allora eccoci di fronte a racconti lunghi come una barzelletta o poco più e con una chiusa a volte umoristica ma a volte molto triste.

Dunque non c’è proprio da annoiarsi visto che ogni argomento viene a volte sfiorato, a volte analizzato, ma con leggerezza e brevità e noi rimaniamo soddisfatti ma non sazi.

Uno dei grandi temi del libro è il confronto tra umano e non-umano, dal robot all’ AI. I problemi teologici del futuro (ci viene riferito) verteranno su cose nuove come sull’opportunità o meno di battezzare i robot. Avranno un peccato originale?

Forse sì, essendo figli della mente dell’uomo. O forse no, e se si allontanano è solo colpa delle minuziose discussioni teologiche ormai simili ad una sorta di burocrazia celeste (Battesimo).

Ma l’uomo comune del futuro, l’uomo che incontriamo per la via (Lattea) crederà ancora in Dio?

Oppure un nuovo Credo rinnegherà non solo il Creatore ma anche le creature? (“Non credo alla neve, non credo al vento”, recita compunto un tizio nato in un’astronave che non ha mai visto altro che pareti metalliche : sì ne ha sentito parlare, di neve e vento, ma dove sono le “prove” della loro esistenza?). (Credo) Un incredulo crede perfino che l’universo sia la sua astronave (è nato e vissuto lì e non crede neppure che esiste un pianeta da cui tutto è cominciato.

E allora? Nulla è eterno? Ma certo, una cosa è eterna, le scocciature statistiche e burocratiche… e un qualsiasi Ivan, neosovietico o kafkiano, ve lo può confermare… (Anagrafe digitale).

Quanto all’anima… sì, si può scoprirla al fuori di noi ( ci chiediamo: una citazione di Harry Potter? Un richiamo a certe civiltà africane che posizionano la nostra anima all’esterno, magari in un animale?) E stranamente l’anima ha un vestito color amaranto, il colore della Topolino del grande avvocato-chansonnier di Asti Paolo Conte (La bambina col vestito amaranto).

E’ comunque dubbio che i robot l’anima ce l’abbiano, ma se non possono piangere né pregare  possono almeno voler bene? Sì, ridono con i bambini, quindi forse sviluppano con il tempo un principio di anima oppure gliene diamo noi un po’ della nostra come in fondo facciamo con gli oggetti cui siamo affezionati (Quel che un robot non può fare).

Non manca nel libro qualche richiamo alla pop culture che di certo piacerà ai Nerd. Si parla anche di pandemie, ottime come armi contro gli alieni ostili: poiché le armi nucleari non servono, è meglio usare i virus, spiega un moderno Signore della Guerra cinese alle giovani reclute (Lezioni di guerra).

Del resto gli alieni non sono certo dei superuomini: anche se fanno, come noi, la pipì, a quanto pare non sono abbastanza furbi da progettare per la loro astronave anche una toilette, con  prevedibili risultati comici come un atterraggio forzato sul pianeta Terra. (Tappa obbligata)

Comunque gli alieni non sovrebbero fidarsi troppo dei terrestri e dei loro regali, è ancora valida la saggezza di antichissimi tempi: timeo Danaos etsi dona ferentes (Un segno di pace).

Le domande si susseguono. Si può creare un umano da un materiale non vitale? Si può. Ma non si può appioppargli un nome ridicolo come Pinocchio! (Mutazione controllata).

L’autore di questo libro chiama con modestia la sua opera “Di anime, di robot e di altre sciocchezze” Del resto, anche l’eccelso Catullo chiamava le sue composizioni poetiche “Nugae” (cosette, robicciuola). Io penso però che il lettore sentirà dietro i brevi drabble un grande sforzo di analisi. E inoltre, nel libro ci sono richiami culturali, letterari e biblici che suscitano riflessione o divertimento. Infatti, sono presenti anche vetuste storie ma un pochino aggiornate nel contesto. Antichi personaggi cari al nostro cuore come i Re Magi, l’Olandese Volante e perfino la Sacra Famiglia trovano qui una nuova collocazione cosmica. Egyp è un pianeta e non un paese del nostro mondo ma è comunque un buon posto per una fuga da un orco ammazza -bambini (Il ritorno).

Nello spazio ci si può perdere ma tutto sommato le stelle ci sono sempre e seguire quella giusta, quella più luminosa, ci porta diritti ad un albero di Natale (Esploratori). E L’Olandese Volante (Avvistamenti) non è più una nave ma un’astronave. Carica però della medesima inquietudine.

Certe cose non cambiano mai.

Luisa Paglieri

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