«Padre mio, mi sono affezionato alla terra
quanto non avrei creduto.
È bella e terribile la terra.
Io ci sono nato quasi di nascosto,
ci sono cresciuto e fatto adulto
in un suo angolo quieto
tra gente povera, amabile e esecrabile.
Mi sono affezionato alle sue strade,
mi sono divenuti cari i poggi e gli uliveti,
le vigne, perfino i deserti.
È solo una stazione per il figlio Tuo la terra
ma ora mi addolora lasciarla
e perfino questi uomini e le loro occupazioni,
le loro case e i loro ricoveri
mi dà pena doverli abbandonare».

Sono versi del poeta Mario Luzi, composti per la liturgia del venerdì santo nel Colosseo (1999), su richiesta di Giovanni Paolo II. Un ottimo esempio di riscrittura evangelica, in questo caso in prima persona, riportato nel recente libro di Maria Nisii “L’apocrifo necessario. Sul riscrivere. Bibbia, teologia, letteratura” (Effatà Editrice). Nella prefazione, il filosofo don Oreste Aime così inquadra il problema: «Nella storia il legame tra teologia e letteratura si è assottigliato. Ora si cerca di riconquistarlo, in particolare sul versante poetico e narrativo. In campo cristiano c’è stato recentemente un tentativo singolare che va sotto il nome di teologia narrativa, teologia che ha desiderato, forse sognato, di diventare narrativa per recuperare una sua fonte indispensabile». L’autrice, insegnante IRC presso un liceo torinese e docente di letteratura e religione presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose del capoluogo piemontese, conduce il lettore in un analitico e dettagliato percorso alla scoperta di più o meno note opere di riscrittura biblica ed evangelica, spaziando dagli autori (scrittori ma anche registi cinematografici e cantanti) cattolici a quelli appartenenti ad altre confessioni, religioni o dichiaratamente atei.

A monte di ogni riscrittura, l’invito a un’ampia rilettura dell’esistente per affinare e stimolare nuovi percorsi. «Una buona riscrittura biblica – asserisce Nisii – deve saper inquietare, toccare nel profondo, coinvolgere, animare», pur nella consapevolezza che «non tutti i lettori accettano un tale trasporto e non tutti i testi sanno trasportare». Soprattutto oggi, appare evidente che «meglio dell’argomentazione, il racconto sa attirare l’attenzione, penetrare la coscienza, risiedere nella memoria». Chi, animato dalla fede, si cimenta in questa avventura teologica e letteraria al tempo stesso sa che «è riscrittura la parola capace di resurrezione».

Un libro, quello di Maria Nisii, che si rivolge non solo agli studenti di teologia e a chi maneggia la penna, ma anche a quei lettori che desiderano avere a disposizione uno strumento critico, capace di mostrare l’orizzonte ampio che sta dietro ai primi piani proposti dagli scrittori del passato e del presente.

P.R.