Le bëstrosse a fan babòja daré dl’uss e a intro sensa bate ’l tabuss – 

“Le disgrazie fanno capolino dietro l’uscio ed entrano senza usare il batacchio”.

Quest’anno non è iniziata molto bene la primavera, invece di poter fare passeggiate all’aria aperta; il buon giudizio richiamava le persone a restarsene in casa ed uscire solamente per lo stretto necessario, ma al sentire notizie dei vari mass media, non risultava così, le voci dicevano che alcuni individui erano propensi a lasciarlo in disparte. Ecco che allora, sfogliando la memoria dei tempi andati ci si rende conto quante verità possano risalire alla mente come ad esempio che: Ël giudissi a sta ant ël servel e nen ant j’ani – “Il giudizio sta nel cervello e non negli anni”, il che induce a far pensare che in ogni attimo occorre usarlo anche per il motivo, che non si può comperare, infatti: Ëd giudissi a na vendo gnanca jë spessiari – “Di giudizio non ne vendono nemmeno i farmacisti”, allora, siccome è difficile da reperire non bisogna arrivare al fatidico punto di sapere che: Ël giudissi a ven dòp la sepoltura – “Il giudizio viene dopo la sepoltura”. Purtroppo, quasi tutti siamo inclini a commettere sciocchezze, chi nella vita non ne ha fatte? Altri invece, pur comportandosi in modo opportuno, cadono inconsapevolmente nel crogiolo – griseul della disgrazia, preghiamo per coloro che ne sono caduti e speriamo che il tutto possa risolversi in modo adeguato.

Un altro mese è iniziato, sperando ad un ritorno in normalità copiosa – fosonanta di buone cose, tanto come recita il noto proverbio: An avril a buto le fior fin-a ij man-i dle sape – “In aprile fioriscono persino i manici delle zappe”, auguriamoci una fioritura di bene. Di buon auspicio, si può scomodare un altro proverbio, quello relativo alla festa delle Palme, che informa pacatamente: Ël di dla Ramoliva la prima a s’anzoliva – “La Domenica delle Palme la primavera si abbellisce”, fiori d’ogni sorta fioriscono per rallegrare la nostra vista e la nostra vita. Con tutto ciò non bisogna dimenticare che si entra nella Settimana Santa, quella che popolarmente, si dice che comandano le donne, ma quale ne sarà il motivo? Ricordo come lo svelava il compianto – bonànima Camillo Brero. Comandavano poiché nei tempi quando i loro mariti giungevano a casa dal lavoro, a volte anche dall’estero, onde sbrigare i lavori per le festività, a loro non usuali ed aiutarle – deje na man a (Righini 1859) Dé ardriss, Ciadlé, ecc. Assestare, dar  sesto, assettare, porre in assetto, in ordine, far la masserizia della casa, rimettere in ordine la casa, far le faccende domestiche, cioè spazzare, rifare i letti, ecc.: si facevano dire da loro ciò che dovevano fare. È bello notare come in Piemonte la donna prenda anche una doppia denominazione: Fomna. Femmina, donna; più comun. in significato di moglie, come uomo per marito. Dòna. Donna. Nome generico della femmina della specie umana, ma più propr. di quella che abbia avuto marito.

Passata la settimana si giunge alla grande festa, dove può ritornare alla mente un altro proverbio che purtroppo in questo periodo occorrerà cambiarlo: Natal con ij tò, Carlevé con ij mat, Pasqua andoa it treuve in it peule – “Natale con i tuoi, Carnevale con gli stravaganti, Pasqua dove ti trovi, in: con chi puoi”. Poiché difficilmente in questi frangenti si potrà fare la gita fuori porta.

Sperando d’essere in buona salute e sfogliando : Il cuoco milanese e la cuciniera piemontese – 1859; si può cucinare il Pasticcio di Coniglio alla buona donna – Toiro ’d lapin a la bon-a dòna. Tagliate a pezzi un coniglio, collocate in fondo d’una terrina – tarin-a delle fette di lardo, poi metterete uno strato – seul di ripieno di vivande, prezzemolo, cipolle, aglio, funghi e pepe – pnansëmmo, siole, aj, fonz e pèiver; mettete poscia tutti i vostri pezzi di coniglio, poscia il resto del vostro ripieno, e coprite il tutto con altre fette di lardo – lard; aggiungetevi un bicchier di vino bianco, coprite la vostra terrina con un coperchio in modo che non vi possa penetrare aria, e mettetelo al forno. (Mangiatelo freddo).

Ora non resta altro che proporre l’indovinello classico: Da viv a ten j’orije drite e da mòrt a va ant le marmite. – “Da vivo tiene le orecchie dritte e da morto va nelle marmitte”. È il coniglio – Ël cunij.

Il 14 aprile si ricorda San Benedetto di Hermillon (1163 circa – 1184) Patrono degli Ingegneri.

Libro dei Proverbi, 16-24: “Favo di miele sono le parole gentili, dolcezza per l’anima e refrigerio per il corpo.” A son come ’n cotel d’avije corm d’amel le paròle dite con deuit, dosseur për l’ànima e arlass për ël còrp; da abbinare con: Un a dì mal, e sent a dì bin a fan nen a temp – “Uno a dir male, e cento a dir bene non fanno a tempo”; Bon-e paròle e pom mars a-j rompo nen la testa a gnun – “Parole buone e mele marce non rompono la testa a nessuno”; Nì can nì vilan a saro l’uss con le man – “Né cane né villano chiudono l’uscio con le mani”.

L’Armanacada, ëd Luciano Gibelli su Piemontèis Ancheuj N° 40 Avril 1986, ricorda che l’11 Aprile 1729, Vittorio Amedeo II – Tòjo Medeo II, di Savoia, affida il progetto al primo architetto di corte Filippo Juvarra per l’edificazione della Palazzina di Stupinigi.

Al sacerdote Francesco Antonio Tarizzo forse nato nel 1670, si attribuisce l’opera di ben 1812 versi: L’Arpa Discordata che racconta l’assedio di Torino del 1706. La piazza è un mondo: Ën mes la piassa dë San Gioann/ Së congregavo ij barbagiann,/ Con na man dë novelista/ De longh nas e curta vista/ Ën sostansa ’d tabaleuri/ Pì gròss ’d coj dë San Gieuri,/ E për mia fé in sò pa com/ I ni fasa ancor ël nòm/ Ma son tant conossù/ Ch’a sarìa temp perdù./ – “In mezzo alla piazza di San Giovanni/ Si riunivano i barbagianni,/ E sono molti i narratori/ Dal naso lungo e dalla vista corta/ In sostanza degli scemi/ Più grossi di quelli di San Giorio,/ E sulla mia fede non so perché/ Non ne faccia anche il nome/ Ma sono tanto conosciuti/ Che sarebbe tempo perduto”.

Al contrario non è tempo perso ricordarsi del bel tempo Pasquale, augurando a tutti un buon pensiero unito a forza e coraggio a chi è stato colto dal contagio per una presta guarigione.

 

Colomba ’d Pas
Chissà lòn ch’a porterà ’d bel ël vòl
meusi e dasiant ëd la veja colomba
ch’a ven a sopaté j’ale ’d boneur
su la ment ëd j’òm ch’a susto la bin.
Vòl d’un passage amusant con n’ambrass
ch’a daga ’l sentor ëd ’na neuva vita
fàita ’d na bin che minca tant a manca
ant ij moment bolversà dal trafen.
Bela colomba bianca, cand ch’it vòle
dësgenà e lìbera su ij pais :
fà che toa ombra a no benedissa.
Noi, pòvri pelegrin, beicand-te ’n vòl,
s’i savroma cheuje tò bon messagi :
podroma andé bianes për nòstr senté.
 
Colomba di Pace
Chissà cosa porterà di bello il volo
lento e pacato della vecchia colomba
che viene a scuotere le ali di prosperità
sulla mente degli uomini che agognano l’amore.
Volo d’un passaggio piacevole con un abbraccio
che dia il sentore di una nuova vita
fatta di un amore che a volte manca
nei momenti scombussolati dal trambusto.
Bella colomba bianca, quando voli
senza impaccio e libera sui paesi :
fa che la tua ombra ci benedica.
Noi, poveri pellegrini, osservandoti in volo,
se sapremo raccogliere il tuo buon messaggio:
potremo andare lieti per il nostro sentiero.
Carlin Pòrta