29 Agosto 2025
Ciò che ricordiamo quando tutto finisce
I Libredì di Vita: parole in libertà all’ora dell’aperitivo
Da piccola amavo leggere i libri Salani, pubblicati nella collana “Gl’Istrici” che, oltre alla selezione accurata dei testi, avevano la particolarità di intercalare le parole alle immagini in bianco e nero. Non so perché, ma quella collana mi ha sempre affascinato. Quei libri mi rilassavano e infondevano dentro di me un tale senso di pace da zittire il mondo con tutto il suo caos.

Chi non ricorda la storia di Matilde? Chi non ha parteggiato per lei fino all’ultimo? Chi non ricorda il suo amore viscerale per i libri, la sua solarità, nonostante tutto, e la sua genialità?
Dio non permette mai pesi che non possiamo sopportare (1 Con 10,13); anzi, fa sì che quei pesi diventino le “pietre angolari” di quell’edificio meraviglioso quale è la nostra vita, affinché si scoprano lentamente e con cura le opere buone che Dio ha in serbo per ognuno di noi (Ef 2, 10).

Durante l’ultima “Notte Bianca” di Torre Pellice, sono entrata nella libreria Claudiana e, sbirciando tra i libri per ragazzi, ho trovato un libro curioso: “L’accademia delle ragazze coraggiose” (Judith Rossell, Garzanti).
L’ho aperto ed è stato come per Proust con le sue Madeleine: quel profumo di quercia, identico in tutto a quello della Salani anni Novanta, fuorché per quella punta acida e fresca che pizzica il naso, e quella carta ruvida e spessa che ricorda vagamente i fogli di carta assorbente usati alle elementari per asciugare l’inchiostro in eccesso – quanto amavo la scrittura fluida della mia amata stilografica, con quel pennino affusolato e quella piccola pallina sulla punta che la faceva scivolare sul foglio senza mai grattare la carta, come fosse una ballerina classica avviluppata nel suo grand assemblé – mi hanno riportato indietro di decenni.
Poi, ho visto i disegni: stupendi! Ricordavano quelli di “Spiderwick. Le cronache” (Holly Black, Mondadori) ma fatti a mano, quasi fossero stati disegnati direttamente sui fogli stampati. L’ho comprato.

Chissà perché quando si è giovani si cerca di diventare grandi, imparando a truccarsi e a farsi le unghie, per poi arrivare in quell’età della vita nella quale si vorrebbe tornare per un po’ bambini, con più leggerezza e tranquillità. Si vorrebbe essere un po’ come le nuvole di questi giorni: lente nel loro vagare sicuro, sospinte da quel vento creato dal sole quando, in modo difforme, riscalda la terra. Perché il Sole non pretende, non esige; il sole dona e si dona: illuminando e riscaldando la terra dona la vita a noi e la perde.

Erano anni che non aprivo un libro illustrato. Prima di comprarlo, ricordo di averlo tenuto tra le mani, girandolo e rigirandolo continuamente, gustandolo con tutti i sensi. La copertina era morbida e vellutata, i colori erano vividi e parevano uscire dal foglio per imprimersi nelle pupille e, lì, rimanerci intrappolati.
Quando qualcosa ci permette di far memoriale di qualcosa di bello – quindi non solo di ricordare, ma di riviverlo, non vorremmo mai staccarcene.
A me capita con i libri. Mi piace pensare che siano i libri a sceglierci per una ragione altra, più alta della nostra ragione, e che questa ragione sia, utilizzando le parole di Calvino, il «planare sulle cose dall’alto, senza macigni sul cuore».

Buon nuovo inizio a tutti.
Erica A. Gavazzi
LASCIA UN COMMENTO
Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Visualizza l'informativa privacy. I campi obbligatori sono contrassegnati *