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Cultura  

"Addì 17 marzo 1861 nasce l'Italia"

Pinerolo. Il 25 giugno il concerto-spettacolo della Badia Corale Val Chisone Il 25 giugno, alle ore 21.00 presso il Teatro Incontro di Pinerolo si alzerà il sipario su “Addì 17 marzo 1861 nasce l’Italia” frammenti di storia pinerolese nel contesto del risorgimento italiano, il nuovo concerto-spettacolo della Badia Corale Val Chisone, diretta da Giovanni Freiria, su regia di Teresa Carrera.
La corale ha voluto rivivere l’anniversario dell’Unità d’Italia aprendo una finestra sul Piemonte e sulla vita di piemontesi e pinerolesi di 150 anni fa. Lo ha fatto attraverso un messa in scena che utilizza, accanto ai canti e alle danze, anche la teatralità, secondo la formula che ha caratterizzato alcune sue produzioni negli ultimi anni.
«Oggi non percepiamo come il Regno di Piemonte e Sardegna figurasse tra gli stati più arretrati della penisola fino a metà dell’ottocento – spiegano gli ideatori dello spettacolo – Nella nostra regione, come nel resto del paese, la stragrande maggioranza dei cittadini era analfabeta, la vita prevalentemente rurale e la massa dei piemontesi sostanzialmente costituita da plebei con il marchio feudale dei servi, estranei ad ogni coscienza politica».
Lo spettacolo dà voce a questa umanità, umile e dolente, che vive i primi moti insurrezionali liberali e carbonari del 1821 con il distacco e la diffidenza che si nutrono rispetto a fermenti sostanzialmente estranei alle esigenze quotidiane, comunque soggette ad una nobiltà antiquata, prepotente ed arrogante.
La violenta repressione che seguì i primi moti consente alla regista di dirigere, con la lettura di documenti originali inediti, il riflettore su illustri personaggi che vissero parte della loro esistenza a Pinerolo, come Santorre di Santarosa, ardente patriota, anima del movimento insurrezionale piemontese o quel Silvio Pellico che, arrestato dalla polizia austriaca nel 1820 per la sua appartenenza alla Carboneria, trascorse in città parte della sua infanzia.
Il lento sviluppo economico degli anni successivi favorì la nascita di industrie locali (filande e cartiere) e di botteghe artigiane che iniziarono ad attrarre verso la città uomini e donne costretti a severe condizioni di vita e lavoro (“La mia mama veul che fila”). Un periodo denso di avvenimenti all’insegna del progresso tecnico ed economico, che consente al coro di illustrare la povertà, la condizione femminile, la mortalità infantile, il fenomeno dell’abbandono dei neonati alla ruota degli esposti (“Dormi, mia bella dormi”), la nascita delle Società operaie di mutuo soccorso, ma anche le discussioni al Caffè Fiorio sulla ferrovia Torino-Pinerolo, il fiorire dell’opera degli intellettuali e della letteratura romantica. «Rivivremo in Piazza Fontana e nelle sale del Teatro Sociale le contese su Carlo Alberto, il “Re Tentenna” e l’entusiasmo per la concessione dello Statuto Albertino», ricorda la regista Teresina Carrera. «I canti popolari originali del tempo – aggiunge Giovanni Freiria, direttore della Badia Corale – saranno l’occasione per raccontare le guerre di indipendenza (“Lo conscrit de l’an 1810”, “Addio, mia bella addio”), la battaglia finale per la presa dell’ultimo baluardo alla proclamazione del Regno d’Italia (“La prise de Gaète”), ma anche momenti terribili come la deportazione e la concentrazione dei giovani soldati Borbonici alla Fortezza di Fenestrelle, dove a centinaia persero la vita per le durissime condizioni di prigionia (“Io Te voglio bene assaie”)».
Per fare le guerre sono necessari risorse economiche e quindi l’imposizione di tasse, che nello spettacolo divengono, sulle parole del Brofferio (“I bon bon ed sor Cont”) l’occasione per un divertente siparietto tra un esattore ed il contribuente, così attuale da sembrar scritto oggi. Sullo sfondo la figura politica e diplomatica di Cavour, indispensabile per la futura unificazione, con la cui scomparsa (“La mort de Cavour”) si chiude un ciclo e si avvia alla conclusione la rappresentazione.

Michele Ottino Un momento della spettacolo

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