13 Agosto 2012
Vatileaks, rinviati a giudizio Paolo Gabriele e un tecnico informatico
Perizia psichiatrica controversa per l’ex maggiordomo del Papa Paolo Gabriele, l’ex aiutante di camera del Papa, sarà processato per furto aggravato.
A casa sua, nel corso di una perquisizione, sono stati trovati un assegno bancario di 100 mila euro intestato a Benedetto XVI, una pepita d’oro e una preziosa cinquecentina dell’Eneide.
Gabriele ha spiegato che era incaricato di portare gli oggetti presso il magazzino e altri uffici e che questi doni, appartenenti al Papa, servivano per alcune pesche di beneficenza.
Intanto nell’inchiesta è spuntato anche un complice. Si tratta di Claudio Sciarpelletti, tecnico informatico presso la Segreteria di Stato. Sciarpelletti ha avuto numerosi contatti con Gabriele e in un cassetto della sua scrivania è stata rinvenuta una busta con materiale pubblicato dal giornalista Gianluigi Nuzzi. Il suo ruolo appare tuttavia marginale e sarà processato per favoreggiamento.
Paolo Gabriele, sottoposto a perizia psichiatrica, è stato dichiarato imputabile, afferma la sentenza del giudice istruttore Piero Bonnet resa nota oggi. I magistrati vaticani hanno sottolineato nella sentenza e nella requisitoria che l’indagine continua “sia nei confronti dei due imputati che per altre persone, e per una serie di altri reati”.
Gabriele è stato sottoposto a due perizie psichiatriche che hanno dato opposti risultati in merito alla sua libertà di intendere e volere. La prima guidata dal prof. Roberto Tatarelli dell’Università La Sapienza di Roma, che ritiene che i disturbi psichici emersi dalle perizie non aboliscano la coscienza e la libertà dei propri atti da parte dell’indagato, e la seconda dal prof. Tonino Cantelmi della Pontificia Università Gregoriana che ritiene il contrario. Sia Picardi che Bonnet hanno ritenuto plausibile la prima perizia.
In particolare il prof. Tatarelli afferma che il Gabriele è “affetto da un’ideazione paranoide con sfondo di persecutorietà”: la sua personalità – sottolinea – è fragile e insicura e “si caratterizza anche per un profondo bisogno di ricevere attenzione e affetto da parte degli altri” e dunque può essere soggetta a manipolazioni. Tuttavia – secondo il prof. Tatarelli – queste condizioni non configurano “un disturbo di mente tale da abolire la coscienza e la libertà dei propri atti”. Per il prof. Cantelmi la personalità di Gabriele è “affetta da un’identità incompleta ed instabile, da suggestionabilità, da sentimenti di grandiosità, da alterata rigidità morale con un personale ideale di giustizia, nonché da un pervasivo bisogno di essere apprezzato e stimato”.
Tra i vari testimoni è stato sentito dai giudici anche il padre spirituale di Gabriele, che ha confermato – come detto dall’indagato – di aver ricevuto da lui copie dei documenti riservati. Il sacerdote ha affermato di averli bruciati perché sapeva che “erano il frutto di un’attività non legittima e non onesta” e temeva “che se ne potesse fare uso altrettanto non legittimo e onesto”.
Piero Bonnet, da parte sua, ha sottolineato che “le indagini, che non hanno ancora portato piena luce su tutte le articolate e intricate vicende che costituiscono l’oggetto complesso di questa istruzione, si sono dispiegate in varie direzioni” e ha disposto quindi “la parziale chiusura dell’istruttoria”. 
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