4 Settembre 2012
Senza il card. Martini...
Adesso siamo più soli. Come individui, come comunità dei credenti e dei non credenti, come cittadini della polis e anche come giornalisti. E’ stata la sensazione immediata, fisica e spirituale che in molti abbiamo avvertito all’annuncio della scomparsa del cardinale Carlo Maria Martini. Anche se da tempo aveva scelto di rimanere nell’ ombra protettiva e nel raccoglimento silenzioso dell’Aloisianum di Gallarate, l’istituto di studi filosofici dei gesuiti, anche se la sua voce si era fatta più flebile, lui c’era. Non solo per quanto scriveva puntualmente sul Corriere della Sera nella rubrica delle lettere alle quali ha risposto fino al giugno scorso. E per le interviste che arrivavano come esplosioni di luce, l’ultima dell’8 agosto, molto sofferta, sulla situazione attuale della Chiesa, una sorta di testamento spirituale. Ma perché da quella stanza, dove stava combattendo da anni contro l’aggravarsi del Parkinson, cercando fino all’ultimo di vivere con la compagnia degli uomini e delle donne, come sempre era vissuto, emanava una forza, una partecipazione alla vita e una speranza di eternità che si percepiva nell’aria. Arrivava un vento forte, quello che porta nel silenzio della preghiera e del raccoglimento la voce di monde oltre.
Un vento che arriva a da quel cielo che egli aveva iniziato ad abitare nell’abbandono fiducioso a quel Dio che aveva cercato e dal quale era stato cercato. “E’ sempre possibile trovare Dio, perché è Dio che cerca l’uomo ed è anzitutto Lui, se così si può dire, che non può vivere senza di noi. Per questo ci cerca instancabilmente “, aveva detto in una intervista. Sì , Carlo Maria Martini e Colui di cui avvertiamo in ogni luogo la misteriosa Presenza , si erano sempre cercati. Ed avevano camminato insieme, attraverso quella Parola che il biblista infaticabile e l’innamorato del Vangelo, aveva assorbito con il cuore e con la mente fino a farne sangue del proprio sangue. Questo cammino alimentava la sua profezia , la sua libertà, la sua saggezza la sua grande umanità. Ha ispirato i suoi tanti libri, le sue preziose e sempre attuali Lettere Pastorali, quando era arcivescovo di Milano, i suoi interventi pubblici e privati .
Ha voluto che “il nostro tempo” fosse presente con un’ edizione milanese nel capoluogo lombardo, durante il suo episcopato. Come per tanti altri sacerdoti della sua generazione il settimanale aveva aperto nei seminari una finestra sul mondo esterno e in particolare su quello laico in un confronto di idee e di riflessioni. Apprezzato e stimato, li aveva accompagnati negli anni dello studio con il suo contenuto culturale e sociale a respiro nazionale con echi mondiali. Carlo Maria Martini che con tutta la cultura, anche con gli esponenti di quella lontana dalla sua formazione, aveva sempre avuto un dialogo intenso e fecondo , lui che aveva creato nel 1987 la “Cattedra dei non credenti” per favorire l’incontro di mondi diversi, vide nel giornale fondato da Mons. Carlo Chiavazza uno strumento utile e importante. Uno strumento non solo di evangelizzazione, ma anche di aiuto per la costruzione del bene comune.
Furono anni di preziosa collaborazione che arricchì vicendevolmente le due redazioni, quella torinese e quella milanese.Confessò che, quando era giovane, gli sarebbe piaciuto molto fare il giornalista. Un desiderio rimasto sempre vivo che forse lo ha indotto nella sua ultima stagione di collaborare al “Corriere della sera” in un dialogo semplice e profondo con i tanti che si rivolgevano a lui. Aveva intuito quanto fosse importante per portare alle genti il messaggio evangelico passare attraverso i media, comprese le nuove tecnologie di comunicazione, raggiungere le persone attraverso una scrittura rapida ed immediata, colloquiale. E lo fece nel migliore dei modi con risposte che, se attingevano al suo vasto patrimonio di studioso della Parola di Dio, non erano mai astratte e tanto meno moralistiche. Andavano diritte ai cuori dei lettori in quella concretezza ricca di spessori e di leggerezza che solo la vera autenticità ispira. Che nascono e crescono nella profondità e pienezza del nostro esistere, quando cerchiamo di vivere nella libertà, nella giustizia, nel rispetto della dignità dell’altro e nell’amore.

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