E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità. Gv 1,1-14

E il Verbo si fece carne. Proprio quella carne fisica, irrorata dal sangue e ricoperta dall’epidermide, quella carne così vulnerabile, che si stanca e necessita di riposo, che vive l’alternarsi delle stagioni, che prova gioie e vibrazioni, che invecchia, che soffre, che si ammala. La dinamica dell’incarnazione è esigentissima, anche nei confronti di Dio. La carne del Figlio di Dio è la nostra stessa carne, in tutto e per tutto. Solo cosi gli è stato possibile di abitare in mezzo a noi, come un vicino di casa qualunque, certo con la sua identità, il suo volto, il suo carattere, uomo tra gli uomini, senza alcuna distinzione.

Noi abbiamo contemplato la sua gloria. Noi: vuol dire io e te, io e voi, voi e me, insomma: noi! Non loro, ma noi abbiamo contemplato, cioè, letteralmente, abbiamo guardato il cielo, le cose del cielo, abbiamo visto il cielo in terra, lo abbiamo toccato, ne abbiamo fatto esperienza, abbiamo contemplato la sua gloria, cioè la sua presenza, non un’idea, una cosa astratta, ma il suo corpo, il tono della sua voce, il rumore dei suoi passi, la stretta del suo abbraccio, la dolcezza del suo sorriso, anche i suoi rimbrotti (servono anche quelli).

Il Figlio unigenito che viene dal Padre. Non ci siamo sbagliati, è proprio Lui che ci viene incontro, che comprende la tua cervicale o il tuo mal di pancia, che condivide le tue emozioni e si emoziona per un affetto corrisposto. Lui, il Figlio è tuo compagno in questo strano viaggio che è la vita.

Contempliamo la Presenza che diventa Persona, niente altro. Il cielo è qui, accanto a te.