I miei nipotini quest’anno hanno inserito un elemento insolito nel presepe puntualmente allestito accanto al caminetto di casa: un modellino di autoambulanza. Il pensiero va immediatamente agli ammalati e a tutte le persone che quest’anno – e non solo a causa del Covid – vivranno il giorno di Natale in ospedale.
Il loro Natale è anche il nostro. E diventa difficile trovare le parole giuste per formulare gli auguri. Parole che non siano formali, scontate, banali.
Noi che stiamo bene facciamo fatica a trovare quelle parole, perché spesso sono inzuppate di lacrime, oppure soffocate da un grande peso sul cuore.
Solo una preghiera forte e profonda può dare luce a quelle domande per le quali ci aspettiamo, forse un po’ ingenuamente, una risposta positiva: “ma hai mangiato qualcosa?”, “Va un po’ meglio oggi?”, “Che cosa ti han detto i medici?”
Solo nella fede – fosse pure quella più povera e disadorna – il Natale va oltre le apparenze e ci immerge in un mistero che ci avvolge e ci fa vedere la sua stella anche nel buio della notte.

«…oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore».

Patrizio Righero