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Sentieri dello spirito  

Capitolo I - Tutto comincia con un abbraccio

Capitolo I - Tutto comincia con un abbraccio

Se chiedessimo a cento persone chi fosse san Francesco, probabilmente sentiremmo parlare della predica agli uccelli, del lupo di Gubbio, del Cantico delle creature o della scelta radicale della povertà. Eppure la storia di Francesco non inizia da lì.

Tutto comincia da un incontro.

O meglio, da una repulsione.

Il giovane Francesco, figlio di un ricco mercante di Assisi, non era diverso dai ragazzi della sua epoca. Amava la compagnia, le feste, i sogni di gloria. Come tutti vedeva i poveri lungo le strade, ma c’era una categoria di persone che gli provocava un disgusto particolare: i lebbrosi.

Nel Medioevo la lebbra non era soltanto una malattia. Era una condanna all’emarginazione. Chi ne era colpito viveva lontano dagli abitati, escluso dalla società, spesso evitato perfino dai familiari. Avvicinare un lebbroso significava superare una barriera fatta di paura, ribrezzo e pregiudizio.

Francesco stesso lo confesserà molti anni dopo, nel suo Testamento:

«Il Signore dette a me, frate Francesco, d’incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo».

In queste poche righe è racchiusa l’intera rivoluzione spirituale di Francesco.

Non dice di aver trovato Dio in una visione straordinaria. Non racconta miracoli. Non parla di estasi. Dice semplicemente che il Signore lo condusse tra i lebbrosi.

L’iniziativa non parte da lui. Parte da Dio.

Francesco non è l’eroe che decide di compiere un gesto eccezionale. È un uomo che si lascia guidare. Davanti a ciò che gli ripugna, sceglie di fidarsi.

Tommaso da Celano racconta che un giorno, mentre cavalcava nei pressi di Assisi, si trovò improvvisamente davanti un lebbroso. La reazione fu immediata: disgusto e paura. Ma quasi nello stesso istante maturò una decisione inattesa. Scese da cavallo, si avvicinò a quell’uomo e lo abbracciò.

Fu un gesto semplice. Eppure cambiò tutto.

Quello che fino a quel momento era stato fonte di amarezza si trasformò in una misteriosa dolcezza.

Per Francesco la conversione non nasce da un’idea. Nasce da un atto concreto.

Molte volte immaginiamo la fede come un insieme di pensieri, convinzioni o sentimenti. Francesco ci mostra invece che la fede cresce quando si obbedisce a ciò che Dio suggerisce al cuore, anche quando costa fatica.

La sua esperienza può essere riassunta in una parola: misericordia.

Non una misericordia astratta, ma fatta di mani che toccano, occhi che guardano e tempo donato a chi nessuno vuole avvicinare.

Da quel momento Francesco comincia a comprendere qualcosa di fondamentale: seguire Dio significa uscire dal centro della propria vita.

Per anni aveva cercato la felicità nel successo, nell’approvazione degli altri e nei propri progetti. Ora scopre che la vera gioia nasce quando si smette di mettere se stessi al primo posto.

L’incontro con i lebbrosi non è ancora il punto d’arrivo. È il primo passo di un cammino che lo porterà molto più lontano. Ma già qui appare una caratteristica che accompagnerà tutta la sua esistenza: ogni volta che Dio gli chiederà qualcosa, Francesco proverà a rispondere con fiducia.

Anche quando la strada sembrerà incomprensibile.

Anche quando dovrà rinunciare alle sue sicurezze.

Anche quando il Vangelo lo condurrà dove non avrebbe mai pensato di andare.

Perché la storia di san Francesco comincia proprio così: con un uomo che scopre che dietro il volto più sfigurato può nascondersi una chiamata di Dio.

Preghiamo

Signore,

ci sono strade

che continuo ad evitare.

Ci sono ferite che non voglio guardare,

verità che preferirei lasciare nell’ombra,

eppure Tu passi proprio di lì.

Come hai condotto Francesco

verso ciò che gli sembrava troppo amaro,

conduci anche me

dove da solo non andrei mai.

Non permettere che fugga dalla tua presenza.

Trasforma lentamente ciò che in me resiste:

l’amarezza in dolcezza,

la paura in fiducia,

la mia volontà nel desiderio della tua.

E quando non capirò la strada,

quando mi sembrerà troppo stretta,

troppo oscura,

troppo diversa da come l’avevo immaginata,

donami semplicemente di fidarmi.

Perché ogni volta che mi lascio condurre da Te

scopro che dietro ciò che temevo

mi stavi aspettando Tu.

Amen.

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  • Tiziana says:

    Grazie di questa bellissima riflessione e soprattutto possa io attuare le parole che sono nella preghiera. Signore che io mi fidi di Te.. unico vero bene

  • Adriana says:

    Vorrei avere la forza di fare ciò che in effetti avrei voluto essere ma sono stanca sola e non sono mai stata amata quanto ne avevo bisogno San Francesco non lasciarmi anche tu

  • Rosangela says:

    Vero e profondo. Grazie.

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