18 aprile 2016

Diretto. Scomodo. Amato. Talvolta contestato. O frainteso. Questo è papa Francesco. In questi anni ci ha abituato a non abituarci alla sua disarmante semplicità. Poche parole (ma sempre incisive). Gesti concreti. Scelte coraggiose e controcorrente.

Lo abbiamo incontrato sabato 9 aprile in piazza San Pietro durante l’udienza giubilare. L’occasione: i 50 anni della Federazione dei settimanali cattolici (FISC) di cui Vita Diocesana fa parte.

Papa Francesco ha parlato di elemosina. Nel modo in cui sa fare lui. «L’elemosina – ha detto rivolgendosi alle migliaia di fedeli, molti dei quali con il cappellino rosso della FISC – dovrebbe portare con sé tutta la ricchezza della misericordia. E come la misericordia ha mille strade, mille modalità, così l’elemosina si esprime in tanti modi, per alleviare il disagio di quanti sono nel bisogno». E subito un esempio pratico, per calare il principio generale nel vissuto quotidiano. «Quanta gente giustifica sé stessa per non dare l’elemosina dicendo: “Ma come sarà questo? Questo a cui io darò, forse andrà a comprare vino per ubriacarsi”. Ma se lui si ubriaca, è perché non ha un’altra strada! E tu, cosa fai di nascosto, che nessuno vede? E tu sei giudice di quel povero uomo che ti chiede una moneta per un bicchiere di vino?».

E ancora un aneddoto tratto dalla sua esperienza in Argentina: «Io ricordo una mamma: aveva tre figli, di sei, cinque e tre anni, più o meno. E sempre insegnava ai figli che si doveva dare l’elemosina a quelle persone che la chiedevano. Erano a pranzo: ognuno stava mangiando una cotoletta alla milanese, come si dice nella mia terra, “impanata”. Bussano alla porta. Il più grande va ad aprire e torna: “Mamma, c’è un povero che chiede da mangiare”. “Cosa facciamo?”, chiede la mamma. “Gli diamo – dicono tutti – gli diamo!” – “Bene: prendi la metà della tua cotoletta, tu prendi l’altra metà, tu l’altra metà, e ne facciamo due panini” – “Ah no, mamma, no!” – “No? Tu dà del tuo, dà di quello che ti costa”. Questo è il coinvolgersi con il povero. Io mi privo di qualcosa di mio per darlo a te. E ai genitori dico: educate i vostri figli a dare così l’elemosina, ad essere generosi con quello che hanno».

Dopo la preghiera i saluti. Ai vescovi presenti (il colloquio con monsignor Debernardi è durato diversi minuti). Agli ammalati. Agli sposi. Ai bambini. E ai rappresentanti della FISC. L’amministratore delegato di Vita Diocesana, Roberto Giuglard, ha offerto al papa una copia del nostro giornale.

«Questo è l’articolo che racconta la sua telefonata al nostro vescovo per gli auguri di compleanno. E questo giornale è il nostro impegno e il nostro lavoro per la diocesi».

«Continuate così», è stato l’incoraggiamento di Francesco.

Al termine dell’udienza il passaggio attraverso la porta santa. Il gruppo dei pellegrini pinerolesi, arrivati a Roma con il CITS, si è ritrovato nella basilica di San Pietro per riconfermare la fede insieme al vescovo.

Da ultimo la messa, presieduta da monsignor Debernardi e concelebrata da don Franco Cervellera, nella chiesa di Santa Maria della Pietà, all’interno delle mura vaticane.

La delegazione di Vita Diocesana – direttore, amministratore, redattori e collaboratori – si porta a casa l’arricchimento di un’esperienza intensa e due semplici parole per perseguire il cammino: «continuate così».

Grazie, Papa Francesco.

 

P.R.

papa con copia di Vita