Un pensiero sul vangelo della VII Domenica di Pasqua, Ascensione del Signore (C)    
Restate in città Lc 24,46-53  
Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni.

Gesù è un uomo di sintesi, gli piace essere chiaro, non per nulla è Maestro, e in questa occasione sta parlando ai suoi discepoli. In poche righe Gesù illustra tutta l’opera di Dio nel mondo lungo i secoli:

  • il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno: la passione e morte del Signore sono la fonte di tutte le grazie, la sorgente di ogni bene. Gesù uomo dei dolori paga per tutti, apre la strada verso la gioia dell’incontro con Dio, Lui stesso diventa per ciascuno il perdono e la riconciliazione.
  • nel suo nome saranno predicati la conversione e il perdono dei peccati. Quando vieni a conoscenza di una bella notizia non vedi l’ora di comunicarla a qualcuno. Gesù che perdona e si offre per amore è la bella notizia che ha fatto macinare miliardi di km a uomini e donne innamorati del vangelo che in duemila anni di cristianesimo hanno
  • di questo voi siete testimoni. Ecco che Dio tende la sua mano verso di te per stringere la tua, e fare un patto con te: al Signore non piacciono gli spettatori e neppure le comparse, Lui desidera la parte di protagonista principale per chiunque si metta sulle sue orme. Il testimone è colui, colei che si offre per testimoniare la verità fino alle conseguenze più estreme, senza mai tirarsi indietro.
Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso. Dio è fedele, ti ha stretto la mano coinvolgendo tutto te stesso nel suo progetto d’amore, un progetto realizzato nella carne del suo Figlio. Proprio perché è fedele, Lui non ci lascia soli. No, lo Spirito non è il baby sitter o il badante, di noi poveracci: è invece il desiderio di Dio che desidera stare con te sempre: Gesù, in quanto uomo ha vita limitata, sia nel tempo (nessuno di noi ha una vita fisica eterna) che nello spazio (se sono qui non posso essere là). Lo Spirito inviato dal Padre è il desiderio di Dio di essere da questa parte del cielo, la nostra! Non solo il Figlio si è incarnato, ma anche il Padre e lo Spirito, che vivono qui, ora, con noi, per sempre. Restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto. La città è il luogo del vivere insieme, dove avviene lo scambio, il confronto, la condivisione; è lì dove si vive la famiglia, la comunità. Restare in città significa non isolarsi cercando chissà che cosa, ma vivere il quotidiano in una fitta rete di socialità, di crescita comune verso il bene e il bello. Restare in città è la garanzia della presenza del Signore: “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20). A volte si è tentati di camminare da soli, di isolarsi e pensare egoisticamente a se stessi: è faticoso rincorrere chi è più veloce, attendere il più lento, soccorrere chi inciampa, correggere chi sbaglia, creare un clima di comunità, trovare una via comune… E’ apparentemente più semplice e liberante sganciarsi dal gruppo e andarsene per i fatti propri, col ritmo che si vuole, fermandosi e ripartendo a proprio piacimento… ma sei solo, non hai nessuno a cui badare, è vero, ma nessuno da cui ricevere un sorriso, uno sguardo, un “ciao come va?”. Restare in città ti difende da te stesso, ti rende dono per gli altri e gli altri divengono dono per te, perché in te e negli altri è presente lo Spirito, cuore di questa città. Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; ; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio. In queste poche parole ci sono tanti elementi che indicano movimento: Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio. L’ascensione di Gesù in cielo non è solo salire, ma anche scendere, abbassarsi, alzarsi, andare, tornare, stare. E se immaginare questa scena stringe il cuore, tutto questo movimento ci dice che nulla sarà più come prima, e che lo Spirito del Signore risorto farà risorgere anche questa città che siamo invitati ad abitare. Gesù benedice e i discepoli si prostrano, lo adorano, perchè sono ancora una volta senza parole. L’adorazione è il regalo di Gesù che ascende in cielo, è l’atteggiamento del discepolo che cerca il Maestro, e che rimanendo in città trova nell’adorazione le tracce della presenza di Dio, illuminato e sorretto dallo Spirito. Solo con l’adorazione il discepolo potrà tornare in città “con grande gioia”, e vivere l’evento dell’ascensione non come un distacco ma come la conferma che Dio rimane presente, sempre. L’augurio? Che questa città non sia una prigione ma un’esperienza gioiosa che libera, risana e conforta.