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Chiesa  

Perché il male e la sofferenza?

Perché il male e la sofferenza?
2 novembre 2015

Da quando vi sono donne e uomini che soffrono, il dilemma non cessa di turbarli: o Dio è onnipotente e non ci ama, o ci ama e non è onnipotente. Se Dio esiste, ed è amore, come affermano i cristiani, perché il male e la sofferenza?

 

Un Dio che vuole il male?          

Tutti, prima o poi, abbiamo affrontato il dolore, la sofferenza e uno o l’altro dei molti mali: la malattia, la sofferenza e la morte, nostre e dei nostri cari.

Tutti noi conosciamo l’assurda capacità dell’uomo di ferire il proprio fratello. Da quando Caino uccise Abele, alla Shoah, nel Ruanda, in Siria e gli orrori trasmessi ogni giorno dai mass media, tutti i tempi sono stati tempi in cui ” l’uomo domina l’altro uomo a proprio danno ” (Qohèlet 8,9). Tutti ci siamo chiesti: “Perché, se Dio esiste?”. È la solita domanda che ci poniamo.

 

Dio in ritiro e in silenzio

Un dilemma insolubile segnala un errore di itinerario: ci si è sbagliati sull’immagine di Dio e sulla sua onnipotenza.  La potenza di Dio non si oppone all’autonomia dell’uomo che ha creato libero, a sua immagine. Si fa discreto. Il suo ritiro non è una manifestazione d’impotenza, né un segno di indifferenza, ma una manifestazione di amore.  Tuttavia, davanti  al silenzio e al ritiro di Dio, l’impazienza dell’uomo è naturale. La preghiera di supplica ha nella Bibbia, le sue parole nobili. I salmi o i profeti sono pieni di richieste di intervento: che Dio, forse,  cessi di nascondere la sua potenza! Ma, nella prova, il grado supremo della fede non è forse di liberare Dio dal suo “dovere di ingerenza, di rispettare il suo ritiro?

 

Occorre distinguere

Che cosa può essere definita cattiva? Un oggetto materiale (una pietra, un liquido, un gas) può essere cattivo? Ad esempio, una pietra può essere un cattivo conduttore di elettricità, si definisce cattiva in quanto poco o per nulla utile per un determinato obiettivo; però questo obiettivo è una nostra finalità, non è quella della pietra! Un liquido può essere cattivo come bibita, un gas può essere cattivo perché tossico per l’essere umano, ma nessuno di questi oggetti materiali è cattivo in sé in quanto essere.

Può forse essere cattivo un essere vivente (un animale, una pianta, un virus)?

Le favole sono piene di “lupi cattivi”… ma perché cattivi? Perché dannosi per l’essere umano, per le pecore? sì, ma non  perché costituiscono alcun male in sé stessi o per se stessi. Se le fiabe fossero scritte dai lupi, vi sarebbero molti cacciatori malvagi!

Quindi possiamo esprimere “giudizi di valore” (che non sono giudizi morali) anche per gli oggetti, per esempio possiamo dire che su una sedia si sta male (è brutta), se ha una gamba più corta delle altre; o che un occhio, se non vede bene, è malato. Però comprendiamo in cosa consiste il “male” di questi oggetti: in una mancanza di ordine, di forma, di misura che li rende in qualche modo mancanti, deficienti  (come scriveva sant’Agostino nell’opera “De natura boni).

In questo senso i moralisti definiscono il male ontico, non che il male sia qualcosa, bensì al contrario, in quanto è la mancanza di certi elementi che contribuiscono a costituire la perfezione di un determinato essere. La malattia e la morte sono mali in questo senso.

Sul piano morale, il bene e il male, si riferiscono all’agire volontario dell’essere umano, oggetto di decisione. Tutto ciò che desideriamo e decidiamo, lo desideriamo perché ci si presenta come un bene, come appetibile. Pertanto, il male, nel comportamento umano, non consiste nel decidere un male, bensì nel decidere male.

 

Risposta

La risposta cristiana si discosta dalle altre religioni.

Nel cristianesimo è Dio stesso, in Cristo, che non solo si piega verso di noi per spiegarci il senso della sofferenza. Non solo in qualche caso con i miracoli guarisce grazie alla sua onnipotenza, ma entra nella nostra umanità e fa Suo tutto il dolore dell’essere umano. Il dolore fisico e morale, la paura, il silenzio del Padre. E alla fine anche la morte che è la carta d’identità dell’uomo, non di Dio. Diventa un cadavere, ma non cessa mai di essere Dio, porta su di sé tutta la sofferenza umana e vi depone un germe di trasfigurazione: la resurrezione, rende feconda la nostra natura mortale.

Questo però non cancella  il dolore, né le nostre domande, neppure di chi crede.

Gesù Cristo, Figlio di Dio, non è venuto a cancellare il dolore, ma l’ha vissuto. L’ha assunto su di sé e trasfigurato con il germe dell’infinito, per noi preludio d’eternità. Il cristianesimo è una religione fieramente corporea e vicina al dramma di chi soffre − a differenza di tante altre religioni − perché per i cristiani Dio è diventato un uomo ed è morto in croce. I cristiani, come dimostra la nascita degli ospedali, hanno sempre avuto questa attenzione verso i malati, perché credono in un Dio che è stato sofferente, ha conosciuto la morte ed è risorto.


Dio con noi contro la sfortuna e la morte

Dio, in Gesù Cristo, abbandona ogni potere e si pone dalla nostra parte.

I vangeli narrano le tentazioni nel deserto in cui Gesù rifiuta l’autorità e il potere, secondo il modo umano. Nella Passione Gesù ha vissuto la nostra condizione umana. È rimasto con noi, ha condiviso la miseria, la sofferenza e la morte. Ma i Vangeli non si fermano alla Croce. La morte di Cristo è il passaggio alla vita. La rinuncia al potere della “condizione divina” e il passaggio dalla debolezza umana alla “potenza della risurrezione” (Filippesi 3,10), potere che ha Cristo di portare l’umanità con sé nella vita senza fine. Così Gesù, che ha iniziato dalla nostra parte nella sofferenza e nella morte, è dalla nostra parte contro la sfortuna e la morte.

 

Che cosa dire quando la sofferenza si intensifica?

Sì, arrivano momenti in cui abbiamo l’impressione che la sofferenza faccia parte della nostra vita quotidiana, e i momenti di felicità, un’eccezione! È meglio tacere. Guardiamo Maria ai piedi Croce. “Ella stava in piedi, la madre dei dolori”.

don J. Omar Larios Valencia

P1130537

 

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