Commento alla liturgia della XXVII Domenica B a cura di Carmela Pietrarossa

 

In ascolto della Parola, Verità sul nostro cammino 

 Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: «Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta». Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne» (I lettura, Gen 2, 18-24).

 

“Fratelli, quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti. Conveniva infatti che Dio -…- rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza” (II lettura, Eb 2,9-11).

 

“In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma» (Mc 10,2-16).

 

La Parola ci traccia la Via

Alla vigilia dell’apertura della seconda sessione del Sinodo dei vescovi sulla famiglia, l’anno liturgico ci consente in questa domenica una riflessione sullo stesso tema controverso già ai tempi di Gesù. Nell’ambito dell’assemblea sinodale saranno discusse diverse questioni legate alle “sfide della famiglia”, tentando di trovare un equilibrio tra tradizionalismo rigidamente ancorato alle norme e quello che è stato definito “buonismo giulivo”, che intende riscrivere le relazioni coniugali per rispondere alla modernità sociale.

Ma torniamo alla pagina evangelica di questa domenica: notiamo, innanzitutto, che ancora una volta i farisei si avvicinano a Gesù per metterlo alla prova, per trarlo in fallo e avere così elementi necessari per formulare un atto di accusa. Poveri uomini nel significato infimo del termine, che sprecano il loro tempo nella ricerca di capi di accusa contro di lui, senza lasciarsi minimamente scalfire dalla sua Parola liberatrice, pretendendo di sapere tutto e di avere, quindi, già le risposte ai vari interrogativi esistenziali.

Gesù evidenzia che solo per la “durezza del loro cuore” Mosè ha permesso al marito di scrivere un atto di ripudio nei confronti della propria moglie, ma in realtà “Dall’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida ciò che Dio ha congiunto”.  Due identità che legate attraverso il vincolo matrimoniale diventano una sola carne in cui i coniugi si riconoscono, si completano, senza annullarsi, nel rispetto della diversità e nella condivisione del medesimo progetto di vita, animati e sostenuti da amore e stima reciproci.

La crisi della famiglia, però, è sotto gli occhi di tutti e da essa, prima cellula della società civile, scaturiscono problematiche serie e sconcertanti. Non a caso la Chiesa decide di fermarsi e riflettere sull’unione tra un uomo e una donna e sulle conseguenze derivanti dalla buona riuscita della stessa o dal suo fallimento. E’ dalla famiglia, allora, che occorre ripartire perché ogni costruzione, come diceva l’Apostolo Paolo, cresca ben ordinata (cfr. Ef 2,12,21).

Ciò non significa assolutamente ergersi a giudici di quanti hanno vissuto o stanno vivendo dolorose esperienze familiari, né sminuire difficoltà oggettive legate al percorso di vita matrimoniale, sovente logorante, tuttavia siamo sempre chiamati a far entrare Dio nelle nostre case, nei nostri rapporti e nelle nostre famiglie, a vedere nell’altro il suo volto, ad aprire la finestra, come ci ha ricordato Papa Francesco a Philadelphia, attraverso la fede, alla presenza operante dello Spirito, lasciandoci da lui condurre e vivendo la felicità dei piccoli gesti familiari. Così egli si è espresso: “Sono gesti minimi, che uno impara a casa; gesti di famiglia che si perdono nell’anonimato della quotidianità, ma che rendono ogni giorno diverso dall’altro. Sono gesti di madre, di nonna, di padre, di nonno, di figlio. Sono gesti di tenerezza, di affetto, di compassione. Gesti come il piatto caldo di chi aspetta a cenare, come la prima colazione presto di chi sa accompagnare nell’alzarsi all’alba. Sono gesti familiari. E’ la benedizione prima di dormire e l’abbraccio al ritorno da una lunga giornata di lavoro”. L’amore, ha spiegato il Papa “si esprime in piccole cose, nell’attenzione ai dettagli di ogni giorno che fanno sì che la vita abbia sempre sapore di casa. La fede cresce quando è vissuta e plasmata dall’amore. Perciò le nostre famiglie, le nostre case sono autentiche Chiese domestiche: sono il luogo adatto in cui la fede diventa vita e la vita diventa fede”.

Al termine della pericope evangelica di questa domenica, Gesù ci propone i bambini come modelli da imitare per entrare nel regno. Ci potremmo interrogare sul nesso esistente tra la tematica in precedenza affrontata ed il riferimento ai bambini; comprendiamo, invece, che solo chi vive nella semplicità e nella purezza di cuore tipiche dei piccoli le sue relazioni familiari sta formando una famiglia in cui il Signore è vivo e può operare.

Accompagniamo allora i partecipanti al Sinodo con la nostra preghiera insistente perché lo Spirito orienti ogni iniziativa finalizzata al bene della famiglia di oggi.

Prendiamo, inoltre, il serio impegno di pregare per le famiglie affinché in esse si respirino quei valori tanto attesi da ogni uomo, quali fedeltà, pace, aiuto e stima vicendevoli, che consentono realmente a ciascuno di sentirsi a casa.

La Parola diventa Vita, nell’oggi del tempo

Dal Salmo di questa domenica:

“Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie. Della fatica delle tue mani ti nutrirai, sarai felice e avrai ogni bene. La tua sposa come vite feconda nell’intimità della tua casa; i tuoi figli come virgulti d’ulivo intorno alla tua mensa. Ecco com’è benedetto l’uomo che teme il Signore.

Ti benedica il Signore da Sion” (Sal 127).

Buona Domenica in Gesù Maestro, Via, Verità e Vita!