In questi giorni mi è capitato di udire, una volta di più, uno slogan che circola da qualche tempo in ambito cattolico, e che dice: “Meno Messe, più Messa”. Naturalmente, come tutti gli slogan, lascia il tempo che trova; personalmente, non riesco a non sentirlo fastidiosamente simile a “più salario meno orario” e altri slogan del genere. Altrettanto naturalmente, è un’espressione semplicistica che, come tale, può prestarsi a miriadi di interpretazioni diverse, alcune delle quali condivisibili, altre decisamente meno.
Nello stesso tempo, proprio perché è uno slogan, risulta facile da memorizzare e facile da ripetere; di conseguenza, può darsi che ottenga una diffusione che non merita, e che rischia di appiattire un dibattito serio e di banalizzare un argomento che, personalmente, mi sta molto a cuore.
È innegabile che oggi la Chiesa italiana e occidentale in genere soffra di una penosa, grave e preoccupante crisi, dovuta a una carenza di sacerdoti che è già molto pesante, e che rischia di diventare drammatica nei prossimi anni. E questo è un punto di partenza tanto doloroso quanto innegabile. Se perciò si tratta di affermare che non si possono sovraccaricare i pochi sacerdoti che abbiamo, né costringerli a diventare dei “distributori di sacramenti”, non posso che essere d’accordo. Ma ci terrei che fosse chiara una cosa: la riduzione nelle possibilità di accostarsi ai sacramenti dev’essere vissuta come una situazione dolorosa, tutt’altro che ideale, e motivata da una condizione di fatica nella Chiesa. Mi premerebbe, invece, che non si affermasse un’idea che ritengo, personalmente, triste ed errata: che cioè, per esempio, le celebrazioni eucaristiche feriali siano inutili, se non addirittura dannose sulla scorta di considerazioni che trovo teologicamente fallaci e pastoralmente devastanti.
È vero, naturalmente, che la celebrazione feriale e la possibilità di accostarsi quotidianamente all’Eucaristia non sono sempre state presenti nella Chiesa. Tuttavia, così come ritengo errato condannare il passato in quanto passato, in nome di un progressismo miope, allo stesso modo credo che si possano riconoscere delle evoluzioni positive nel pensiero e nella prassi della Chiesa. E ritengo che la Messa feriale sia assolutamente da considerarsi come un grande dono, da preservare con tutto il cuore.
Mi permetto di motivare in diversi modi questa mia affermazione.
Innanzi tutto, non è secondo me affatto vero che partecipare alla Messa feriale sottragga alla Messa domenicale la sua centralità come momento unico e speciale della vita personale e comunitaria. Il maratoneta non corre meno bene la maratona per il fatto di essersi allenato nei giorni precedenti. C’è più comunione fra amici che si vedono o si sentono tutti i giorni che fra conoscenti che si fanno gli auguri a Natale o a Pasqua. La frequentazione quotidiana logora solo quando non c’è amore; sappiamo benissimo che, sul piano umano, alcuni degli esempi più belli di amore vero si trovano fra sposi che hanno vissuto insieme tanti anni, fianco a fianco, e che non per questo si vogliono meno bene, anzi.
Frequentare la Messa quotidiana crea una positiva “abitudine” alla presenza di Cristo nella Parola, nel Pane e nell’incontro comunitario con i fratelli e le sorelle. Crea una quotidianità confidente e confidenziale, che predispone positivamente all’incontro, valorizzando la bellezza della Pasqua settimanale, non svilendola.
Certamente, sappiamo tutti che è umanamente impossibile essere realmente presenti e partecipi a tutta la Messa e a tutte le Messe: sarebbe bellissimo che fosse così, ma sappiamo che le distrazioni sono sempre in agguato. Tuttavia, onestamente non credo che andare più raramente a Messa predisponga meglio a vivere quella rara celebrazione eucaristica rispetto a ciò che accade a chi frequenta abitualmente questo appuntamento con il Signore. Ci si può distrarre partecipando alla Messa più bella, celebrata al meglio da un sacerdote santo con una liturgia perfetta, così come si possono vivere momenti di profonda comunione con Dio anche in una Messa feriale apparentemente sbrigativa o poco curata. Inoltre, non sta a noi misurare la “perfezione” della nostra partecipazione alla Messa. Sappiamo benissimo che quando ci sembra di essere particolarmente santi o presenti probabilmente stiamo solo vivendo qualche esperienza spirituale piuttosto superficiale, se non ingannevole. È nell’umile fedeltà, in quella che nasce anche dall’apparente aridità di gesti e preghiere ripetute, che sboccia la fede più salda, robusta, coerente e aderente alla croce di Cristo.
Si potrà dire che alla Messa feriale vanno solo quattro vecchiette. A questo mi permetto di obiettare in diversi modi. Primo: non è la quantità che conta. Se una Messa è veramente ben vissuta anche solo dal sacerdote e/o da pochissimi fedeli, quella Messa è importante per tutta la Chiesa universale, nella comunione dei santi e come momento in cui il Corpo di Cristo è unito nella celebrazione del mistero pasquale. Secondo: saranno anche “quattro vecchiette”, ma siamo sicuri di voler allontanare la profetessa Anna dal tempio? Terzo: se i cristiani non accorrono alle celebrazioni eucaristiche, non è colpa delle celebrazioni eucaristiche, bensì dei cristiani che forse hanno bisogno di ripensare il proprio rapporto con la fede. Quarto, e più importante: se ci sono più possibilità di incontrare Cristo, queste rappresentano altrettante porte aperte anche verso la persona che entra occasionalmente in una chiesa, che magari ci va solo per una trigesima, o che passa di lì per caso. Sappiamo benissimo che momenti come questi, apparentemente trascurabili, possono diventare occasioni di svolta nella vita delle persone.
Inoltre, slogan come “meno Messe, più Messa”, spesso vengono ripetuti da membri del clero e/o appartenenti a istituti religiosi. Mi sembra che sarebbe importante ascoltare anche i laici impegnati, che non hanno la possibilità di celebrare la Messa come i sacerdoti, né di averla presso la propria residenza come accade ai membri di molti istituti religiosi. Conosco molti laici che affrontano importanti sacrifici personali per non privarsi dell’incontro quotidiano con l’Eucaristia: si alzano presto, fanno chilometri a piedi, cercano di far quadrare gli orari della loro vita lavorativa e personale con quelli della Messa. Conosco persone anziane che prendono diversi autobus, faticando a camminare, per potersi recare alla Messa. Forse non sempre i religiosi e i sacerdoti si rendono conto dell’importanza che la Messa ha per questo piccolo gregge: è piccolo, è minoritario, ma io credo che agli occhi di Dio sia prezioso, e costituisca uno dei tanti “polmoni” nascosti della Chiesa, i cui frutti sono celati ai nostri occhi, ma di fatto contribuiscono a tenere viva la linfa che scorre nelle vene della Chiesa.
L’anno scorso, durante il lockdown primaverile, ai laici è stato impossibile accostarsi all’Eucaristia, alla Confessione e ai sacramenti per diversi mesi. Ci siamo riversati sulle celebrazioni in TV e in streaming: certamente, benedette celebrazioni in streaming, che ci hanno permesso di non sentirci totalmente isolati e soli nella nostra fede, ma sappiamo benissimo che queste celebrazioni (per quanto eccellenti nel caso non si possa fare altrimenti) sono comunque dei surrogati, che stanno alla realtà della partecipazione viva e personale alla Messa come i programmi di cucina stanno a una buona cena al ristorante. In questo mondo sempre più individualista e sempre più virtuale, poter partecipare alla Messa in presenza e con i fratelli è un grande antidoto alla solitudine e alla disumanizzazione degli schermi di TV e computer.
Inoltre, andare alla Messa feriale è anche una potente forma di testimonianza: in un mondo in cui i cristiani sono sempre meno numerosi, in cui quelli che vanno alla Messa domenicale sono una minoranza, e quelli che vanno alla Messa feriale una minoranza della minoranza, “esserci” è un modo importante per annunciare il Vangelo, per rendere testimonianza a una realtà che ci trascende e che è affermazione umile, nascosta e non trionfalistica del primato di Cristo e della fede.
Infine, ma non da ultimo, mi preme sottolineare un aspetto ulteriore. Diversi dei martiri che hanno recentemente versato il loro sangue per Cristo sono stati uccisi mentre celebravano o partecipavano all’Eucaristia, spesso feriale. Credo che questo sia un segno importante: la santità più vera e preziosa della Chiesa nasce e si nutre di questa ferialità fertile, di questa silenziosa e feconda preghiera, trascurata da tanti, ma insostituibile.
Per tutte queste ragioni, mi preme ribadire: non toglieteci la Messa feriale, non eliminate le celebrazioni ove sia possibile mantenerle, non private la Chiesa e i suoi umili figli della possibilità di incontrare quotidianamente il Risorto.

Chiara Bertoglio